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Ticino
In piazza per le donne e il servizio pubblico
In piazza per le donne e il servizio pubblico
In piazza per le donne e il servizio pubblico
Redazione
9 anni fa
La pioggia non ha fermato il corteo del primo maggio, i discorsi in Piazza Governo

Alcune centiania di persone sono scese in piazza oggi per chiedere maggiore dignità per i lavoratori. 

Ecco il volantino con i temi di quest'anno:

Giù le mani dalle nostre pensioni!

Lo scorso 18 marzo, il Parlamento svizzero ha accettato una riforma del sistema pensionistico ingiusta e disastrosa per le lavoratrici e i lavoratori, così come per le persone già in pensione. La Riforma della Previdenza Vecchiaia 2020 non è un compromesso equilibrato, è un progetto dannoso e iniquo: arricchisce gli assicuratori privati e fa pagare a noi la fattura!

No all'aumento dell'età di pensionamento delle donne

La Riforma della Previdenza Vecchiaia 2020 prevede l'aumento dell'età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni: un sacrificio inaccettabile imposto a una categoria di persone già ampiamente discriminate in vari ambiti della vita professionale e privata. I settori professionali tipicamente “femminili” sono svalorizzati, le donne sono sovra-rappresentate tra i bassi salari, lavorano in condizioni maggiormente precarie e per un lavoro di uguale valore vengono pagate in media il 20% in meno dei loro colleghi. Se si volesse compensare questa disparità salariale, le donne dovrebbero andare in pensione a 57 anni. E anche molto prima, se si tenesse conto dell'immensa quantità di lavoro domestico e di cura non retribuito che è svolto in gran parte dalle donne (pensionate incluse)!Ed invece è proprio alle donne che si chiede ora – in nome della parità – di sobbarcarsi l'onere della riforma: l'innalzamento a 65 anni comporta un risparmio di 1,3 miliardi di franchi nelle casse dall'AVS. 1,3 miliardi sottratti proprio a chi è maggiormente penalizzato all'interno stesso dell'attuale sistema pensionistico. Le persistenti disparità incidono difatti sulle rendite di vecchiaia delle donne, che sono del 37% inferiori a quelle maschili.I 70.- di aumento mensile delle rendite AVS non riescono in alcun modo a 'compensare' il sacrificio che si vuole imporre alle donne: per una rendita AVS di 2000.- al mese, l'aumento a 65 anni significa una perdita di 24'000.-. Da pensionate si potrà 'recuperare' questa perdita solo riuscendo a vivere fino a 94 anni!Aumentare l'età di pensionamento vuol dire anche aumentare il numero di persone disoccupate. Tra le 18'000 e le 25'000 salariate saranno costrette a restare un anno in più nel mercato del lavoro. Da un lato, ci saranno dunque meno posti di lavoro a disposizione dei più giovani e, dall'altro, l'aumento dell'età di pensionamento è un'assurdità in un contesto in cui ormai anche le persone di solo 50 anni hanno sempre più difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro.E, infine, accettare ora i 65 anni per le donne, significa lasciare la porta spalancata ai 67 anni per tutte e tutti!

No alla riduzione del 12% delle rendite del 2° pilastro

La riforma prevede l'abbassamento del tasso di conversione del capitale del 2° pilastro dal 6,8% al 6%, ovvero una diminuzione del 12% delle rendite. Il che non è poco nemmeno per delle rendite molto basse: si tratta, ad esempio, di una diminuzione di 120.- al mese per una rendita di 1000.-, di 168.- per la rendita media femminile di 1'400.- e di 312.- per la rendita media maschile di 2'600.-. Il bonus di 70.- dell'AVS non compensa dunque un bel niente!Al tempo stesso aumenteranno i contributi al 2° pilastro per ampie categorie di lavoratori e lavoratrici, che subiranno così una notevole diminuzione del reddito disponibile in cambio della promessa di una migliore rendita del secondo pilastro. Promessa che resterà solo un vago miraggio. Attualmente, infatti, nessuno è in grado di prevedere a quanto potranno ammontare fra 20 o 30 anni le rendite del 2° pilastro, l'unico dato certo è che tendono a farsi sempre più magre. Gli unici a guadagnarci saranno gli assicuratori privati che vedranno aumentare i capitali su cui lucrare!

No all'aumento dell'IVA

L'IVA è una tassa profondamente anti-sociale, che pesa di più sulle tasche dei meno abbienti rispetto a quelle dei più ricchi.Dovranno inoltre subire l'aumento dell'IVA anche le persone già attualmente pensionate, cui non verrà versato il bonus di 70.-. Ciò comporterà un peggioramento importante per il budget dei pensionati e delle pensionate con meno risorse.

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