
Un pellegrinaggio tra Morbio Superiore e Castel San Pietro per chiedere la fine della siccità. Un fenomeno a cui non si assiste spesso, ma che rende l'idea della straordinarietà della situazione - climatica e sociale - alla quale ci troviamo confrontati. L'iniziativa viene da Don Simone, rettore del santuario di Morbio, che ha raccolto le voci di alcuni agricoltori e allevatori della zona. Circa una quarantina di fedeli hanno compiuto il percorso tra i vigneti del Mendrisiotto; un'altra ventina si è unita alla messa conclusiva alla chiesa parrocchiale di Castel San Pietro, presieduta dall'arciprete di Balerna Don Gian Pietro Ministrini. «Venire a piedi è una componente essenziale della nostra esperienza cristiana perché è un po' come unirsi ad altri, condividere i problemi della nostra vita ed arrivare poi nella casa di Dio, dove come ci sgraviamo di questi problemi e la facciamo diventare presa di coscienza, preghiera, invocazione», spiega Don Ministrini.
Il significato della pratica
I pellegrinaggi, ancora oggi, per i fedeli mantengono il loro significato di momento comunitario incentrato sulla fede, spiega Ministrini: «noi credenti, di ogni religione, abbiamo questa fortuna. Non ci vengono risolti i problemi: come in questo caso, chissà quando arriverà il dono dal cielo dell'acqua. Però abbiamo questa possibilità come credenti, quando non ce la facciamo più, di rivolgerci al cielo e di dire: 'Papà, se ci sei, batti un colpo'», prosegue Ministrini.
La tradizione nella regione
Il percorso del pellegrinaggio non è stato scelto a caso. Il fenomeno segue le orme di una lunga tradizione, le cui origini si perdono nei secoli scorsi. È però dal '700 che sembra stabilirsi la pratica di recarsi a Castel San Pietro (per i comuni del Basso Mendrisiotto, mentre da Riva San Vitale e dintorni il percorso portava a Uggiate) per chiedere la fine della siccità: «A Uggiate c'è un santuario di San Giuseppe dove si andava a invocare questo dono dell'acqua, mentre il Basso Mendrisiotto, da quando dal Settecento è stato portato qui il crocifisso, si è legato a Castel San Pietro, un oggetto concreto a cui aggrapparsi in quei momenti così difficili». L'origine del crocifisso della chiesa parrocchiale è ignota, ma abbiamo alcune informazioni: «la tradizione che pare più convincente è che un frate missionario di Castello, frate missionario, tornando in pensione qui nel suo paese, ha voluto portare un ricordo concreto e vivo delle sue missioni e si è fatto donare questo crocifisso, potrebbe essere dal Sud Americal. Ciò perché fosse un segno del dolore condiviso da Gesù per poter capire il nostro dolore, le nostre disgrazie».

