
Sono passate quasi due settimane, ma attorno alla tragica morte del giovane Moritz Mittero nelle acque del fiume Breggia restano numerose domande e numerosi dubbi, soprattutto sulle modalità d’intervento dei soccorsi.In sostanza ci si chiede se e come sarebbe stato possibile agire diversamente, se si sarebbe potuto fare di più, o se in qualche modo qualcuno abbia commesso errori che sono risultati fatali al ragazzo. Ticinonews.ch ha ricostruito i fatti minuto per minuto, basandosi sulle indicazioni emerse dal vertice (debriefing) tra soccorritori tenutosi la settimana scorsa e sui dati elettronici temporali indicati nella registrazione del filmato realizzato durante le operazioni di soccorso. Sotto la nostra ricostruzione potete leggere il comunicato ufficiale diramato dalla polizia cantonale, dal quale emerge che non vi sono state manchevolezze importanti nella gestione dei soccorsi. Il dato di fondo, sia come sia, è il mancato coinvolgimento della polizia lacuale, unico ente abilitato per legge, equipaggiato e formato tecnicamente per interventi così problematici nei fiumi e nei laghi. LA TRAGEDIA MINUTO PER MINUTO Ore 16,28 - È martedì 6 aprile, e sono le 16,28, quando la centrale d’allarme cantonale (144) viene allertata da una persona che vede un ragazzo nella Breggia “appeso a una radice nell’acqua in prossimità della fabbrica Saceba”. Il 144 allarma la centrale della polizia cantonale (117), indicando che sul posto si stanno recando un’ambulanza e un elicottero della REGA. In base alla chiamata ricevuta, la polizia decide di avvisare i pompieri di Chiasso per competenza territoriale. Il gruppodi picchetto dei pompieri lascia la caserma e si reca in zona Saceba. E la polizia lacuale? Non viene allertata, malgrado il regolamento cantonale di applicazione alla Legge Federale sulla navigazione, attribuisca alla polizia cantonale (di cui la lacuale fa parte) il compito di organizzare e coordinare i soccorsi nelle acque ticinesi. Ore 16,41 - Alle 16,41 viene annullato l’intervento della REGA, impegnata in un altro grave incidente. Più o meno in quei minuti i pompieri di Chiasso giunti sul posto, resosi conto delle difficoltà dell’intervento, in una zona impervia e rocciosa, chiamano la UIT di Mendrisio, l’unità regionale di intervento tecnico formata da pompieri e soccorritori della SAM. 22 MINUTI DOPO L’ALLARME Ore 16,50 - Alle 16,50 c’è il primo tentativo di accesso al fiume da parte di un pompiere di Chiasso e di un soccorritore dell’ambulanza di Mendrisio (SAM), non formato per il salvataggio, che addirittura cade in acqua durante il recupero. Segue circa mezz’ora di attesa. Cosa succede in questi 30 minuti? Arrivano diversi soccorritori e una pattuglia dei reparti mobili della polizia cantonale. Gli agenti ritengono che vi siano sufficienti forze in campo e che la situazione sia sotto controllo. Ma nessuno dispone di un erogatore d’ossigeno. Di bombole da sub, insomma, che avrebbero potuto garantire la respirazione alla vittima anche nel caso in cui fosse finito sott’acqua. 42 MINUTI DOPO L’ALLARME Ore 17,10 - Alle 17.10 due soccorritori della UIT di Mendrisio giungono sul posto. Si preparano a scendere al fiume e si calano dalle rocce. Ore 17,23 – Un pompiere di Mendrisio formato per interventi in zone difficili raggiunge il fiume ma non riesce a recuperare Moritz. Si attende l’arrivo del dottor Gianluca Sartori, ex medico della REGA, ora medico della SAM e consulente tecnico dell’UIT. Va rilevato che, in base all’unico scarno regolamento disponibile, i pompieri e i soccorritori che fanno parte delle UIT (di Locarno, Biasca, Bellinzona, L
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