
Bandiere rosse, striscioni e tanto, tanto sole. Alle 16 in punto il corteo dei sindacati in Ticino ha cominciato a sfilare per le strade di Lugano, partendo dal Conza. Destinazione: Piazza Manzoni. C'era chi distribuiva i cappellini del Sindacato della comunicazione o chi ancora quelli del Sev. Insomma il sole oggi ha fatto da cornice alla manifestazione del 1° maggio. A darsi appuntamento, oltre 2000 persone, che hanno denunciato soprusi e ingiustizie, sostenendo i lavoratori ticinesi. Alla sfilata hanno anche partecipato i molinari che prima delle 16 hanno organizzato un loro corteo indipendente. Poi assieme ai sindacati hanno marciato per le vie di Lugano. Renzo Ambrosetti, co-presidente Unia, ha aperto nel pomeriggio la parte ufficiale dei discorsi. Soggetto, la crisi. "Quasi 5 bilioni di franchi andranno in fumo con questa crisi. E' una cifra inimmaginabile. Tramutato in biglietti da 100 franchi equivale a coprire una volta e mezzo la superficie della Svizzera!". Ecco la soluzione di Ambrosetti: "Abbiamo bisogno di ridisegnare l'ordinamento economico. Un modello che metta al centro le esigenze della società e non il profitto e la logica di mercato. 30 anni di dottrina neoliberista sono sufficienti".Saverio Lurati, presidente USS Ticino Moesano, ha poi usato parole dure e di denuncia: “Noi siamo le forze vive della società, noi siamo quelli hanno prodotto le ricchezze che loro scelleratamente hanno dilapidato e noi di fronte al ladrocinio perpetrato chiediamo giustizia! Chiediamo che i vari manager super pagati restituiscano il mal tolto, chiediamo che i bonus vengano soppressi e che gli stipendi dei dirigenti conoscano un tetto massimo decente, mentre che quelli dei lavoratori vengano immediatamente rivalutati”. A prendere la parola in Piazza Manzoni anche Barbara Bassi di Comedia. "Con la mia presenza - ha esortito Bassi - intendo dare voce, oggi, in particolar modo alle donne. Le donne che sono figlie, madri, mogli, lavoratrici. Le donne che ancora oggi chiedono di ricevere lo stesso riconoscimento salariale dei colleghi uomini. Nel 2008 in Svizzera si registra in media una differenza salariale del 20%. Come è stato spiegato quest’anno in occasione della giornata della parità salariale del 10 marzo una donna deve lavorare 49 giorni in più di un suo collega per percepire lo stesso salario".
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