
Il Consiglio dei Ministri italiano ieri ha preso una decisione che probabilmente è senza precedenti alle nostre latitudini. I dieci comuni del Lodigiano, e quello Veneto, colpiti dai casi Coronavirus, saranno in quarantena per due settimane. Per chi dovesse violare il divieto di entrare o uscire dalla zona rossa, potrebbe scattare anche l’arresto. Uno scenario da film catastrofico. Il premier Conte si è comunque detto fiducioso: “I cittadini sono responsabili, confido che nessuno dovrà essere sanzionato”, ha spiegato ieri sera ai microfoni della Rai. L’assessore alla sanità lombardo, Gallera, è anche lui molto realista. Una giornalista gli ha chiesto se tutto fosse sotto controllo, lui ha risposto con grande sincerità: con decine di casi emersi in un solo giorno non si può parlare di situazione sotto controllo.
In Svizzera a tenere sott’occhio la situazione è l’Ufficio federale di sanità pubblica, la popolazione è informata con conferenze stampa ricorrenti e con informazioni sui social. L’ultima, in francese e tedesco, riguarda il fatto che finora nella Confederazione sono stati fatti 280 tamponi, tutti negativi. E in Ticino? Il compito di informare la popolazione è affidato per il momento al Medico cantonale Giorgio Merlani. Il responsabile sanitario cantonale ha rilasciato numerose interviste nelle scorse settimane, per lo più rassicuranti. Ma ha anche detto che è solo questione di tempo prima che un caso si presenti in Ticino.
Di fronte alla crisi italiana, che per vicinanza interessa particolarmente il Ticino, il governo ticinese sta vivendo la pressione dei media. Ieri, noi come altre testate, abbiamo cercato di contattare il Dipartimento della sanità e della socialità, così come altri membri del Governo. Tutti hanno rinviato a Merlani, il quale ci ha risposto con un sms standard (ricevuto anche dal Caffè e, immaginiamo, non solo): “Se e quando ci saranno informazioni verranno comunicate ufficialmente”, ha scritto.
L’analisi testuale del messaggio offre poco. Ci sono casi sospetti? Non si sa. Si stanno analizzando gli spostamenti di potenziali contagiati venuti a contatto con le persone interessate dal virus nel Lodigiano? Non si sa. Ticinonline due giorni fa ha raccontato di un possibile contatto tra una ticinese e il 38enne che ha originato il contagio a Codogno, ma anche su questo tema non si hanno risposte.Una scelta comunicativa del Cantone che mantiene il basso profilo per non generare panico probabilmente, ma che di fronte alla situazione italiana lascia perplessi. Non pochi lettori ci fanno notare come in Lombardia sia sospeso il campionato di Serie A e le altre manifestazioni sportive e ludiche, mentre in Ticino è tempo di Rabadan.
L’Ufficio federale di sanità pubblica ha spiegato alla RSI che il “caso Italia” viene trattato al pari dei momenti di crisi vissuti da Francia e Germania e per ora non si hanno sospetti di contatti tra cittadini svizzeri e quelli italiani interessati dall’epidemia di Coronavirus. Contatti che, però, è difficile escludere. Basti pensare ai molti ticinesi che approfittano del fine settimana per fare la spesa o per organizzare gite in Lombardia, per partecipare a manifestazioni sportive o visitare mostre. Vi sono poi i lavoratori italiani in Svizzera, di cui si sono occupati alcuni deputati. Tiziano Galeazzi ha interrogato il Consiglio di Stato, Lorenzo Quadri il Consiglio federale.
A chiedere quanta più trasparenza possibile è anche Marco Romano, capogruppo PPD in Consiglio nazionale, che ai microfoni di Teleticino (guarda il video) ha sottolineato come il tema non sia una questione di confini, ma di informazioni. Insomma, la tranquillità e la pacatezza elvetica funzionano quasi sempre. Ma in un Cantone che sintonizzando la tv sui canali dal 4 i su vede pandemie in ogni dove, una conferenza stampa per rispondere alle preoccupazioni dei ticinesi (che stanno prendendo d’assalto le farmacie, come ha mostrato Teleticino) non guasterebbe.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

