
La notizia del forte aumento dei premi malattia a cui andrà incontro il Ticino nel 2023, comunicata ieri dal Consiglio federale, ha inevitabilmente generato un forte malumore. In molti ritengono ingiustificato un rincaro così marcato e se ne chiedono i motivi. Per fare chiarezza sul tema, i colleghi di Ticinonews hanno intervistato Bruno Cereghetti, già capo dell’Ufficio dell’Assicurazione malattia.
Quali sono i motivi dell’aumento?
“L’aumento che dovremo subire nel 2023 non è determinato solo dall’aumento dei costi dell’assicurazione malattia, ma anche da questioni di bilancio degli assicuratori che hanno investito dei capitali sul mercato e hanno avuto delle grossissime perdite. Parte di questo aumento che subiremo nel 2023 è generato da perdite finanziarie borsistiche degli assicuratori malattie”.
Qual è la condizione delle riserve?
“In condizioni normali gli assicuratori hanno realizzato negli ultimi anni benefici astronomici, plurimiliardari. Dove sono andati a finire questi benefici? Nelle riserve che sono rimpolpate. Ma più le riserve aumentano più diventano volatili, perché sono capitali, e quindi anche le riserve minime automaticamente crescono. È un gioco perverso quello delle riserve: prima di tutto sono troppe, perché gli assicuratori malattie potrebbero avere un’ottima sicurezza finanziaria con molte meno. Ma quello che veramente urge è il cambiamento della metodologia che presiede alle riserve e questa è contenuta nella legge. La mia grande preoccupazione è che nessuno si muove in questa direzione. È vero che il tema è complesso, ma i parlamentari sono anche lì per quello”.
Ritiene giustificato l’aumento?
“Quello che è capitato nel passato è che magari alcuni assicuratori avevano l'idea di ridurre i premi, ma chi si è opposto è stato l’Ufficio federale della salute pubblica, che in sede di controllo deve applicare la legge. Noi abbiamo davvero dei meccanismi perversi a livello di legge: quella sulla vigilanza nell’assicurazione malattia può generare, come purtroppo capiterà nel 2023, questo aumento dei premi. In questo contesto ha davvero il sapore di una grande ingiustizia”.
Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
“Noi ci ritroveremo probabilmente in futuro con un sistema che magari costerà meno, ma sarà un sistema dove riappariranno le liste di attesa, ricompariranno dei grossi problemi per accedere alle prestazioni sanitarie e la medicina di accesso ordinario inevitabilmente subirà pesantissimi deficit. Qualcuno mi può chiedere ‘ma la medicina di qualità sul territorio che fine farà’? Ecco, quella resterà sempre, ma non sarà più appannaggio di tutti, e qui nasce il problema della medicina a due velocità: chi può permettersi delle assicurazioni private anche costose riesce a stare a galla, mentre gli altri dovranno accontentarsi di quello che passa il convento, e purtroppo quello che passa il convento rischia di diventare sempre meno negli anni”.

