
“Senza un controllo medico mirato anche sulle frontiere, non potremo mai arrestare il viavai di Covid19 di qua e di là dai confini nazionali”. Lo sottolineano in un’interpellanza al Governo Tiziano Galeazzi (UDC), primo firmatario, e altri quattro deputati (Roberta Soldati e Edo Pellegrini per l’UDC, Lelia Guscio e Stefano Tonini per la Lega), nella quale chiedono come le autorità vorrebbero comportarsi alle dogane sulla questione dei controlli sanitari, seppur la questione sia di competenza federale.
“Nell’Info-point di settimana scorsa, si è appreso che il Cantone Ticino ha chiesto alla Confederazione di potenziare i controlli alle dogane, ma sembrerebbe solo dal punto di vista della mobilità e relativi permessi” rilevano i cinque deputati. “Sul potenziale controllo medico o eventuali certificazioni sanitarie, anche a campione o random, nessuno ha detto nulla”.
I granconsiglieri vogliono inoltre sapere che tipo di richieste e certificazioni mediche o controlli ha richiesto il Cantone nei confronti dei datori di lavoro che impiegano manodopera tranfrontaliera in azienda. “Ci troviamo a confrontarci con un flusso consistente di lavoratori italiani che ogni giorno entrano ed escono dal territorio elvetico, cosi pure come residenti, indigeni e stranieri di passaggio, che dal Ticino si recano oltre confine anche per motivi di lavoro” sottolineano i deputati nell’atto parlamentare. “Il Covid-19, come tante altre patologie, non ha confini e quindi risulta difficile pensare che vi siano persone in transito giornaliero da e per il Ticino immuni”.
Infine i deputati esprimono preoccupazione nel caso in cui la situazione dovesse aggravarsi in Italia. “Nel caso quest’ultima dovesse decidere di “precettare” parte del corpo socio-sanitario italiano che lavora in Ticino, come si riorganizzerebbe il sistema sanitario cantonale? Vi è un piano o delle misure d’urgenza per far fronte a tale situaione? Se si quali? Se no, perchè non si è pianificato questa possibilità?”
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