
"In ballo ci sono 190 milioni di franchi, ossia il gettito fiscale generato da società a statuto speciale in Ticino. La sfida è elevata per il nostro Cantone". Così il direttore del DFE Christian Vitta questa sera durante la trasmissione de "I conti in Tasca" moderata da Alfonso Tuor, che si è concentrata sul tema della riforma III delle imprese, approvata lo scorso dicembre dal Consiglio degli Stati.
Se si potesse scegliere, sarebbe meglio restare al regime attuale, ha puntualizzato il ministro delle finanze ticinese, alludendo al fatto che questa riforma è voluta su pressione dell’UE e dell’OCSE. “Ma la pressione internazionale ci obbliga ad adeguarci”. A fargli eco Michele Clerici, esperto fiscale, che ha sottolineato come la Svizzera ha scelto di fare “la prima della classe”, seguendo alla lettera le indicazioni dell’OCSE. Dal canto suo Marina Carobbio ha ribadito che i socialisti dicono “sì” alla riforma perché bisogna correggere lo statuto speciale di queste imprese, “ma non a tutti i costi”. La compensazione per gli introiti che verranno a mancare a livello federale, ha sottolineato la consigliera nazionale, non dovranno andare a scapito dei cittadini, ma venir recuperati dai dividendi degli azionisti e delle grandi imprese. Una posizione, quest’ultima che si è scontrata con quella di Roberto Grassi, Ceo del Gruppo Fidinam, secondo cui non bisogna tassare ulteriormente imprese che portano gettito fiscale, benessere e posti di lavoro.
Per compensare parte delle perdite fiscali che i cantoni subiranno a seguito dell’eliminazione di privilegi fiscali di cui ora beneficiano aziende estere (holding, di domicilio, ausiliarie, ecc), il Consiglio federale ha proposto di aumentare parte dell’imposta federale diretta (IFD) versata a quest’ultimi. Ai Cantoni viene poi data la facoltà di diminuire le aliquote applicabili all’utile di tutte le società. Il Ticino, ha spiegato Vitta, sta lavorando per ridurre l'aliquota cantonale al 6,5-7%.
“Non saremo il Cantone con il carico fiscale più basso” ha commentato, “ma ci luzione-nell-imposizione-delle-imprese situiamo su un valore che è considerato medio”. Ancora è presto per fissare un valore definitivo, ha aggiunto, ma l’obiettivo è quello di consolidare il gettito e mantenere queste società. “Una parte di esse comunque se ne andrà, indipendentemente dal valore dell’aliquota”. Grassi ha valutato tale misura insufficiente per garantire che queste società restino in Ticino, mentre Clerici ha ribadito che il Cantone avrebbe già dovuto anticipare l’abbassamento dell’aliquota, come nel frattempo hanno fatto altri Cantoni come Vaud, Lucerna e Svitto.
La discussione si è anche soffermata sull’introduzione di un cosidetto “patent box”, ossia una “scatola” che prevede agevolazioni fiscali per quelle aziende che lavorano nell’ambito della ricerca e dello sviluppo in Svizzera. “Limita l’agevolazione di brevetti solo in questo campo” ha affermato Clerici, “ma altri brand, come i grandi nomi della moda e del lusso presenti in Ticino, rimangono esclusi. Questi troveranno maggiori benefici in altri paesi”. A fargli eco pure Christian Vitta: “Avrei preferito i brevetti sui marchi, dal momento che abbiamo aziende che operano nel settore della moda. Il settore della ricerca va a beneficio di Basilea o altre regioni che hanno questo tipo di attività”.
Per riguardare la puntata, clicca qui.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

