
In una quotidianità sempre più frenetica, in cui si deve dividere tra lavoro, impegni e hobby personali, trovare il tempo per ascoltare – e soprattutto per essere ascoltati – diventa sempre più difficile. In occasione della Giornata internazionale dell'ascolto del 14 marzo, Telefono Amico (numero 143) riflette sull'importanza di fermarsi per prestare attenzione agli altri, in un mondo in cui gli stimoli sono sempre più numerosi e trovare il tempo per dedicarsi agli altri diventa sempre più difficile. Ticinonews ne ha parlato con il responsabile della sede ticinese del 143, Stefano Silini.
Il tempo di ascoltare
Nonostante diverse persone possano ammettere di avere attorno tanti amici con cui parlare, la capacità di essere ascoltati, al giorno d'oggi, sta diventando sempre più rara. «Chi chiama il Telefono Amico spesso ci confida di avere amici, ma di avere l'impressione che questi non abbiano il tempo per ascoltare realmente quello che gli si vuole raccontare». È come se, ognuno, preso dalla propria vita, non trovasse il tempo di dedicarsi a una persona cara. «È indice del fatto che non riusciamo a metterci il giusto impegno in queste cose che sembrano banali, ma che sono molto importanti per chi ha bisogno di vicinanza in un certo momento della sua vita», sottolinea Silini. «Sia che si tratti di un problema, sia che si abbia bisogno di qualcuno che possa ascoltare in maniera sincera e tranquilla».
Chiamate in aumento anche in Ticino
La tendenza di non sentirsi «realmente ascoltati» è sempre più frequente anche in Ticino. «Le chiamate sono sempre molte e sono in aumento», conferma il responsabile della sede ticinese del 143, evidenziando come anche nel nostro Cantone ci sia bisogno di «qualcuno o qualcosa» come l'associazione del Telefono Amico, che sia pronta ad ascoltare tutto e tutti. «A volte capita che le persone vogliano condividere qualcosa che pensano sia una sciocchezza. Ma non è così: il solo bisogno di condividere è importante, perché significa che ci si vuole aprire ed essere il più naturali possibile», conclude Silini.

