Cerca e trova immobili
Il processo
In aula per il pestaggio della Rotonda di Locarno: “Mi sono lasciato andare, ho commesso un errore”
Filippo Suessli
3 anni fa
Quattro uomini sono a processo per il pestaggio dell’ottobre 2022 alla Rotonda di Locarno, per due l’accusa è di tentato omicidio.

Il pestaggio dell’8 ottobre 2022 è stato visto da quasi tutti in Ticino: un video di quella notte di violenza è stato postato sui social network. Erano circa le due di quel sabato mattina quando quattro uomini si avventarono su un 26enne srilankese che li aveva minacciati con un coltello e che aveva lanciato dei sassi contro di loro. Oggi quei quattro uomini sono a processo a Lugano e per due di loro l’accusa è di tentato omicidio. Devono poi rispondere, davanti alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, a vario titolo di tentate lesioni gravi, lesioni semplici, rissa, contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. Anche sul 26enne srilankese pende l’accusa per tentato omicidio, ma il suo procedimento è stato disgiunto.

Lavoratori della ristorazione

Tutti e quattro gli imputati sono attivi, o lo erano prima di essere arrestati, nella ristorazione come cuochi o camerieri. Si tratta di un 30enne italiano a Locarno come stagionale, di un 23enne italiano a Locarno come stagionale, del fratello gemello di quest’ultimo che si era fermato a trovarlo mentre era diretto in Lussemburgo, e di un 28enne apprendista svizzero residente nel Locarnese.

I fatti di quella sera

Il tutto, stando al primo degli imputati interrogato in aula, è iniziato quando uno di loro è andato a espletare dei bisogni fisiologici dietro a un albero, tornando sulla strada ha incontrato il richiedente asilo srilankese che aggressivamente lo ha minacciato in inglese. Gli imputati negano vi fossero stati dei precedenti con l’uomo durante la serata. I due poi si sono divisi, ma più tardi l’uomo si sarebbe riavvicinato al gruppo, coperto con un cappuccio, col volto coperto ed estraendo un coltello. Secondo quanto emerso dall’interrogatorio in aula, il 26enne appariva alterato. Questo avveniva nel sottopassaggio che porta alla Rotonda di Piazza Castello.

Nel sottopassaggio della Rotonda

Lì lo srilankese, raccontano gli imputati, ha cercato di colpire alcuni di loro brandendo il coltello. “Non ho mai avuto così tanta paura in precedenza nella mia vita. È stato folle, ho seriamente pensato che potesse finire male”, ha raccontato un imputato. Gli unici testimoni, oltre ai protagonisti del pestaggio, sono coloro che hanno filmato la scena. Uno di loro ha riportato di avere visto un solo gesto con il coltello della vittima, gli imputati raccontano invece di numerosi tentativi e di come l’uomo sventolasse il coltello a poca distanza da loro. Ma dopo la breve colluttazione, la situazione sembrava essersi calmata nuovamente.

Colpi di skateboard, pugni in faccia, calci in testa

La violenza più estrema esplode però dopo, proprio al centro della Rotonda, nelle immagini che hanno fatto il giro del Ticino. L’atto d’accusa del procuratore pubblico Pablo Fäh racconta i lanci di sassi e ogni singolo colpo, soprattutto grazie all'analisi delle immagini registrate con un telefonino. I più gravi sono quelli sferrati con uno skateboard, i calci in testa e i pugni al volto. L’accusa per tentato omicidio è nei confronti di uno dei gemelli, che impugnava lo skateboard, e del 30enne che a cavalcioni sopra la vittima lo ha colpito con ripetuti pugni al volto. “Ho perso la testa, mi sono detto: 'Con tutte le volte che hai subito, è il momento di farti valere'”, ha detto quest'ultimo agli inquirenti. Interrogato dal giudice ha continuato: “Guardando il video mi sono accorto della gravità della situazione, di essere passato dalla parte del torto”. In aula ha aggiunto: “Dopo le sue minacce continue e i suoi attacchi verso di me, mi sono lasciato andare. Ho commesso un errore”. L'uomo però, nel corso del suo interrogatorio, ha cercato di ridimensionare la gravità dei suoi colpi. "Non stavo mirando alla faccia o alla testa e non stavo guardando quello che stavo facendo. Io cercavo di colpirlo e i pugni finivano quasi sempre sugli avambracci con cui si copriva". E ancora: "Io colpivo nella parte alta del corpo, ma non alla testa". Infine l'uomo ha detto: "Non l'ho mai voluto uccidere e in quel momento non ho pensato che potesse accadere. Vedendo il video, a posteriori, si può arrivare a pensare che potesse succedere".

Le ferite

Il richiedente asilo srilankese alla fine del pestaggio ha riportato la frattura di una costola, un’abrasione a una spalla, all’avambraccio, dolore alla spalla sinistra, sanguinamento dal naso e dalla bocca, dolori alla testa e vertigini. "Quando ce ne siamo andati stava già cercando di rialzarsi e quando siamo arrivati al sottopassaggio lui non era già più lì". L’interrogatorio degli imputati continuerà probabilmente anche nel pomeriggio, poi sarà il momento delle requisitorie del procuratore pubblico Pablo Fäh e degli avvocati della difesa. 

I tag di questo articolo