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Ticino
In attesa del 142, cosa fare e come agire in caso di violenza?
Il presidio femminista e il discorso toccante dei parenti della vittima di Gnosca andati in scena ieri in Piazza Governo riportano l'attenzione sui femminicidi. Si attende il numero d'emergenza unico 142, previsto per maggio. Come si può agire nel frattempo in caso di violenza?

Angelica Lepori del collettivo 'Io l'8 ogni giorno' ha richiamato l’attenzione sul numero unico, il 142, un punto di riferimento d’emergenza dedicato a chi subisce violenza o chiunque venga a conoscenza di un potenziale pericolo. Il numero sarà attivo da maggio.

La situazione

Attualmente però com’è la situazione in Ticino? Il servizio cantonale per l’aiuto alle vittime di reati (Servizio LAV) è uno sportello attivo in settimana che sostiene le persone che subiscono un reato, quindi qualunque tipo di violenza, compresa quella domestica. Chi può chiedere aiuto? Sono tre le situazioni evidenziate: le persone che subiscono un reato contro la propria vita, salute o corpo contro la sfera sessuale o contro la libertà personale. Lo sportello comprende servizi di accompagnamento, consigli, sostegno psicologico, medico e assistenza nel prendere decisioni durante il procedimento. È un servizio gratuito e con possibilità di anonimato.

E in caso di emergenza?

In caso di emergenza, quindi fuori orario, è possibile rivolgersi alla polizia, all’ambulanza, al telefono amico, a Pro Juventute e alle case protette per le donne. Queste ultime sono due. Nel Sopraceneri la Casa Armonia, nel Sottoceneri la Casa delle donne. Da noi contattata Casa Armonia ci ha spiegato che tutte le persone possono chiamare: da chi subisce violenza, chi la vede, chi ha il sospetto oppure dei consigli su come agire. Le operatrici ascoltano, danno informazioni e strumenti necessari. È poi la persona implicata che decidere come procedere. Ci sono vari tipi di violenza, da quella fisica a quella economica e psicologica. L’associazione Armonia mette a disposizione una struttura che ospita le donne e i loro bambini per un periodo di tempo determinato e offre il sostegno necessario. “Non voltare la faccia, chiedere aiuto, perché è una responsabilità collettiva”, ci dicono al telefono. “Per un cambiamento culturale, è necessario iniziare a parlare, sensibilizzare e a denunciare. Bisogna partire educando fin da piccoli”.