
20 milioni di franchi di entrate supplementari. È quanto molto probabilmente si assicurerà il Cantone grazie a una stretta fiscale sui frontalieri.
Tutto nasce da un'iniziativa dell'UDC (primo firmatario Marco Chiesa) che chiede di aggiornare il moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte. Il ragionamento è semplice. Oggi l'imposta dei frontalieri è calcolata secondo l'onere fiscale medio del Cantone, che per il 2013 è del 78%. Il partito democentrista chiede di abbandonare questo criterio e di utilizzare quale riferimento il moltiplicatore massimo del 100%. Vale a dire un aumento dell'onere fiscale comunale del 28% per i frontalieri, per un totale di una ventina di milioni di franchi di nuove entrate per il Cantone.
Nella Commissione tributaria tutti sembrano essere d'accordo con la proposta. "La posizione è praticamente unanime" ha dichiarato al Corriere del Ticino il presidente Giancarlo Seitz. "Abbiamo già designato Michela Delcò Petralli (verdi) come relatrice. Intendiamo procedere celermente. Forse riusciremo a portare il tema in aula in occasione dell'ultima tornata dell'anno."
Una precedente richiesta di un contributo a carico dei frontalieri, con l'obiettivo di sanare il deficit del Cantone, era stata scartata dal Governo, in quanto la Costituzione federale non permette un prelievo né in forma diretta né tramite imposizione alla fonte che coinvolga unicamente i lavoratori frontalieri. Ma l'iniziativa UDC sembrerebbe offrire margini di manovra in più. L'esperta della commissione parlamentare, Sabina Rigozzi, ha già spiegato come tale proposta non dovrebbe incontrare problemi, visto che rientrebbe nell'autonomia tariffale dei Cantoni. Bisogna comunque ancora vedere cosa ne dirà il Tribunale federale.
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