
Ci sono alcuni paesi come l'Austria, la Germania e la Gran Bretagna che stanno pianificando l'utilizzo di test per l'identificazione di anticorpi. Un metodo alternativo al classico tampone per capire se una persona ha fatto oppure no il coronavirus. Ora anche la Svizzera, compreso il Ticino, sta andando nella stessa direzione, con i kit di nuova generazione che sono arrivati o stanno arrivando negli ospedali. Lo ha confermato il direttore della Clinica Moncucco Christian Garzoni durante il Tg di Teleticino, spiegando di che cosa si tratta.
"Lo scopo è avere un test, prendendo del sangue e cercare gli anticorpi contro questa malattia per capire chi ha avuto già la malattia e chi no. C'è da dire che attualmente non c'è un test che è stato validato. Nelle ultime due settimane sul mercato sono arrivati anche test di pessima qualità. Sconsiglio quindi di utilizzarli o farseli fare visto che danno un segnale positivo anche su anticorpi di raffredori banali degli anni passati. I test che invece arrivano in questi giorni sono più precisi: se indicano che è positivo, significa che la persona ha effettivamente contratto il virus. Ma c'è un aspetto molto importante: oggi nessuno sa con certezza fino a che punto la presenza di questi anticorpi specifici per il coronavirus sono protettivi per un'ulteriore infezione. Non ci sono ancora studi che danno la certezza che se uno è positivo, allora sarà protetto per una nuova infezione. Questi nuovi test non saranno in grado di rispondere a questa domanda nell'immediato, ma permetteranno di seguire una fetta della popolazione che è positiva, per essere sicuri che non si ammalerà nel corso dell'epidemia".
Ginevra sta già facendo questi test sugli anticorpi. Come è la situazione in Ticino? "A livello ticinese stiamo facendo test di questo tipo, come per esempio il laboratorio dell'Ente ospedaliero o del Synlab. È quindi attuale in tutti grossi laboratori della Svizzera".
Il metodo del tampone finora non sempre permetteva di capire se una persona era davvero guarita. Quanto tempo ci vuole affinché la malattia passi definitivamente da un paziente? 10-12 giorni come indicato dall'UFSP o di più? "L'esperienza cumulata dice che quando una persona ha avuto la malattia per almeno 10 giorni e poi è guarita, cioé non ha sintomi per almeno 2 giorni, non si trovano più delle particelle potenzialmente virali che possano causare un'infezione. È comunque un campo complesso. All'inizio dell'epidemia in molti paesi c'era la necessaità di eseguire uno o due tamponi nasali che dimostrassero l'assenza del virus. Ma ci siamo accorti che non è una verità assoluta. Abbiamo dei pazienti molto ammalati dove il tampone diventa negativo perché il virus tende a sparire dal naso e scendere a livello dei polmoni. Ma li è troppo profondo per fare tamponi e diventa complicato nella fase tardiva della malattia avere un test diagnostico".
I nuovi test sugli anticorpi potranno quindi superare i limiti del tampone? "Ci sono due aspetti interessanti. Il test che usiamo oggi è basato su una ricerca del dna del virus a livello del naso. Questo è un test molto preciso. Ha però un difetto logistico: ci vuole un laboratorio specializzato e i tempi sono lunghi, spesso superiori alle 24 ore. I numeri eseguibili sono poi relativamente bassi, nell'ordine di qualche centinaia per il Canton Ticino. I due approci che dovrebbero arrivare e che permettono di diagnosticare più rapidamente il virus sono due: uno che permette di cercare dei pezzetti di virus (si tratta di test simili al test di gravidanza: un tampone nasale viene messo in uno scatolino sul tavolo e dopo una decina di minuti si ha il risultato. Sono test semplici e a basso costo); oppure si va a cercare l'anticorpo che la persona ha creato contro il virus. Sono test che possono essere standardizzati, essere molto più rapidi, meno costosi e utilizzati a larga scala. Il secondo aspetto interessante è uno studio sulla popolazione. Oggi non sappiamo la proporzione di persone che ha fatto il covid-19. Avere un'idea della proporzione potrebbe permetterci di prevedere quello che potrebbe essere l'immunità di gregge. Manca però ancora la prova formale che quando uno sembra immune al test, in realtà non si ammalerà più".
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