
L'Associazione industrie ticinesi (AITI) e la Camera di Commercio del Canton Ticino (CC-Ti) tornano oggi ad esprimersi sull'abbandono della soglia minima di cambio franco/euro tramite un comunicato stampa congiunto, nel quale esprimono "grande preoccupazione per l’impatto sulla competitività di molte imprese di diversi settori economici a causa del forte apprezzamento del franco svizzero, in particolare rispetto allʼeuro."
"L’abbandono negli scorsi giorni da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) della soglia minima di cambio decisa nel settembre del 2011 vanifica molti sforzi messi in atto negli ultimi tre anni da parte delle imprese per mantenere la propria competitività" scrivono AITI e CC-Ti. "Va dato atto alle imprese che in questa fase “transitoria” esse hanno moltiplicato gli sforzi per migliorare la produttività, acquisire nuovi clienti e mercati, procedere a una riorganizzazione della propria attività aziendale e altro ancora. Non a caso, l’andamento generale dell’economia ticinese è stato di segno positivo malgrado le incertezze della situazione mondiale e quelle create a livello politico interno."
"E’ realistico indicare che un franco svizzero troppo forte, come allo stato attuale, non permette a molte imprese di realizzare una redditività sufficiente per fare fronte ai propri impegni" proseguono le due associazioni. "Sembrano pertanto inevitabili misure di natura strutturale destinate a mutare almeno parzialmente il volto della realtà imprenditoriale cantonale, sebbene la situazione vada valutata caso per caso, secondo le tipologie delle singole aziende. Le nostre associazioni hanno invitato le imprese a prendere decisioni ponderate e ad attendere, nella misura massima possibile, la stabilizzazione dei mercati delle divise e delle relazioni con i mercati strategici per la Svizzera. Ci attendiamo che anche la parte sindacale e lo Stato mostrino l’adeguata comprensione per le eventuali misure aziendali atte a mantenere la competitività delle imprese. L’obiettivo essenziale di tutte le parti coinvolte deve essere quello di mantenere l’occupazione in Ticino."
"L’andamento positivo dell’economia ticinese rilevato negli ultimi anni non deve far dimenticare un elemento sollevato più volte, cioè che la rivalutazione del franco svizzero a partire dal 2011 ha eroso significativamente i margini di guadagno delle imprese, come dimostrato anche da un certo rallentamento negli investimenti, ravvisato ancora prima della decisione della BNS sul tasso di cambio" scrivono ancora AITI e CC-Ti. " La complessa situazione globale per tutte le aziende svizzere, impone quindi prudenza nella valutazione dei diversi fattori in gioco."
"Ad esempio, se in taluni casi l’approvvigionamento nella zona-euro può risultare più vantaggioso, ciò va visto nel contesto di un contemporaneo aumento di prezzo di certe materie prime" scrivono AITI e CC-Ti. "Non possiamo inoltre dimenticare il fatto che i prezzi dei prodotti in vendita quest’anno sono già stati fissati in buona parte lo scorso anno e a seguito della nuova situazione valutaria ben difficilmente il maggior costo del franco svizzero potrà essere almeno parzialmente ribaltato sui clienti delle imprese. Per questo, ogni partecipante alla realizzazione della catena del valore – imprenditori, lavoratori, fornitori, clienti, ecc. – è chiamato a dare il proprio contributo a salvaguardia dell’insieme dell’economia cantonale."
"Sulla base di queste considerazioni" si legge nel comunicato, "il mondo imprenditoriale ticinese attira l’attenzione delle autorità federali e cantonali su alcuni punti da osservare immediatamente per salvaguardare la competitività delle nostre aziende. Ci riserviamo di formulare ulteriori proposte più concrete in un successivo momento."
"A) Pur non disponendo più di una soglia minima di cambio, auspichiamo che la BNS continui ad adoperarsi per riequilibrare la forza del franco svizzero."
"B) Il Consiglio federale deve vegliare affinché le condizioni-quadro nelle quali opera lʼeconomia svizzera siano ulteriormente rafforzate o comunque non messe in pericolo da iniziative politiche affrettate e che mirano a irrigidire il quadro entro cui si devono muovere le aziende. Le tasse e le imposte a carico delle imprese non vanno assolutamente aumentate e, nel limite del possibile, diminuite. Essenziale è pure semplificare gli obblighi amministrativi e burocratici. Va affrontato in maniera approfondita il problema dei prezzi elevati e dell’alto costo della vita nel nostro paese."
"Fra le possibili misure concrete già rilevate nel 2011 figurano:
- il sostegno allo sviluppo della capacità innovativa delle aziende, potenziando anche la collaborazione fra le aziende e gli istituti accademici preposti all’innovazione e al trasferimento delle tecnologie, con uno snellimento delle procedure, in particolare quelle di competenza della Commissione federale della tecnologia e dellʼinnovazione (CTI) e simili;
- l’ampliamento dell’accesso a nuovi mercati, anche al di fuori dell’Europa, attraverso l’adozione di accordi di libero scambio, come brillantemente fatto dalla Svizzera in questi anni.
- la preparazione di eventuali misure straordinarie e puntuali da attuare rapidamente, qualora il franco dovesse mantenersi sui livelli attuali, mettendo in discussione l’esistenza stessa delle imprese."
"Sono ipotizzabili interventi sugli oneri sociali, la riduzione dell’IVA e dei dazi all’importazione, lʼestensione della garanzia contro i rischi allʼesportazione ai rischi di cambio, il contenimento dei costi dei vettori energetici."
"C) Il Consiglio di Stato del cantone Ticino è invitato a farsi portavoce presso il Consiglio federale e il Parlamento federale delle difficoltà nelle quali agisce lʼeconomia cantonale, ma respingiamo fermamente proposte politiche volte a presentare il cantone Ticino con il “cappello in mano” e come regione della Svizzera bisognosa di statuti speciali. Anche al Governo cantonale chiediamo, come a quello federale, di non aggravare, ma anzi di diminuire, i vari oneri a carico delle aziende in termini dʼimposizione fiscale, tasse, prezzi dellʼenergia, eccetera. Ogni nuova tassa appare in questo momento anacronistica e ingiustificata."
"Rileviamo anche che, a causa degli effetti immediati del rafforzamento del franco svizzero, sulla base di dati e situazioni oggettive delle imprese, il Consiglio di Stato dovrebbe valutare la sospensione temporanea o la non entrata in vigore sempre temporanea dei contratti normali di lavoro (CNL) per quei settori e attività particolarmente pregiudicati dal rafforzamento della nostra moneta, oppure la deroga temporanea dai livelli minimi salariali stabiliti nei CNL."
"D) Gli enti pubblici, nelle decisioni per la scelta dei fornitori svizzeri o esteri, devono tenere conto del fatto che la perdita di competitività attuale dei fornitori svizzeri è data unicamente da un fattore economico di cambio e non dalla validità del prodotto. Pur nella necessità di dover gestire ed equilibrare in maniera ponderata le finanze pubbliche, chiediamo di prestare la massima attenzione possibile nei confronti dei fornitori e prestatori di servizi locali."
"Dal canto nostro" scrivono AITI e CC-Ti, "ci adoperiamo affinché le imprese non prendano decisioni affrettate ma ponderate sulla base di dati economico-finanziari aggiornati, soprattutto laddove il costo del lavoro rappresenta la parte importante dei costi aziendali. Raccomandiamo un’informazione esaustiva trasparente alle collaboratrici e ai collaboratori sulla situazione dell’azienda e di mercato e sulle possibili misure che potrebbero essere messe in atto qualora il rapporto di cambio non dovesse tornare a livelli sostenibili per le imprese. Nella valutazione del contenimento dei costi aziendali, auspichiamo che gli interventi sui salari costituiscano l’ultima ratio e siano comunque finalizzati al mantenimento dei posti di lavoro."
"In questo contesto, richiamiamo le imprese all’impegno formale di non procedere ad alcuna sostituzione di manodopera residente" si legge nel comunicato.
"La gravità della situazione causata dalla forza del franco svizzero deve indurre le parti sociali ad affrontare gli eventi con spirito di apertura e leale cooperazione, allo scopo di mantenere la competitività delle imprese e i posti di lavoro" concludono le due associazioni. "In questo senso ricordiamo che le parti sociali hanno già attivato un Tavolo permanente di dialogo e di lavoro volto a scambiarsi informazioni sulla reale situazione delle imprese e del mercato del lavoro e a discutere le possibili misure che potrebbero essere messe in atto prossimamente dal punto di vista del proseguimento dell’attività delle imprese."
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