
L’imposta di circolazione e il nuovo calcolo approvato in dicembre dal Gran Consiglio tornano al centro del dibattito. In questi giorni nelle case dei ticinesi stanno infatti arrivando i bollettini e i contribuenti stanno scoprendo quanto peserà la nuova formula sulle loro tasche. E non per tutti è una bella sorpresa. Lo conferma Fiorenzo Dadò, padre dell’iniziativa popolare approvata poco più di un anno fa, nonché fermo oppositore di una formula che non si basa più unicamente sulle emissioni di CO2 come previsto dal testo dell’iniziativa, ma anche su massa a vuoto e potenza dei veicoli. Questo perché, era stato detto, basandosi unicamente sulle emissioni si finiva con il favorire macchine elettriche e costose, a scapito di altre ben più modeste e a benzina. “È una scusa per andare a ritoccare questa imposta e far pagare di più ai ticinesi, perché evidentemente le casse del Cantone languono e quindi si vuole incassare di più”, attacca Dadò. “Lo abbiamo denunciato in Commissione della Gestione e in Gran Consiglio, ma purtroppo siamo rimasti da soli”.
“La gente ha ragione a lamentarsi”
Dadò non intende rinunciare. Ai tempi della discussione in Gestione, accusa, nessuno aveva voluto fornire le simulazioni necessarie per decidere con cognizione di causa. “Noi continuiamo a raccogliere le rimostranze della popolazione, che fa bene a lamentarsi, soprattutto con chi ha imposto questo nuovo salasso”, prosegue il deputato centrista. Una volta che la gente avrà pagato l’imposta di circolazione “vorremo dall’onorevole Norman Gobbi i dati precisi di quanto ha incassato e, se dovesse apparire una situazione insostenibile, io non escludo in assoluto il lancio di una nuova iniziativa popolare.
“Noi non ci stiamo più”
E in merito a questa nuova possibile iniziativa popolare “quello che posso dire è che se dovessimo tornare a raccogliere le firme, l’imposta di circolazione verrebbe portata questa volta tra le più basse in Svizzera”. Prima “eravamo d’accordo su una media elvetica, dato che il Cantone non naviga in buone acque, ma visto che il Governo e buona parte del Parlamento si comporta in questo modo nei confronti dei ticinesi, noi evidentemente non ci stiamo più”, conclude Dadò.

