
Colonne agli uffici cambio, scene di panico agli sportelli e primi licenziamenti. Quello del 15 gennaio 2015 è sicuramente un giorno rimasto impresso nella mente di chi opera nel settore nel canton Ticino, ossia quando la banca nazionale svizzera ha deciso di abolire improvvisamente la soglia minima di cambio franco-euro. All'epoca si era parlato di un vero e proprio tsunami. Ma quali sono i danni a un anno da quell'onda d’urto inaspettata?
Cosi un operatore di Piazza Cioccaro a Lugano racconta della sua situazione a Radio 3i: "Dal giorno in cui è stata abolita la soglia minima fino alla fine del 2015 ho lavorato senza poter recuperare quello che ho perso in quel giorno. Se continua a questo ritmo, ho bisogno di un minimo di altri 2-3 mesi per recuperare la perdita".
Colpiti sono stati soprattutto gli uffici cambio di Lugano centro. Va meglio invece per chi si trova nei passaggi di transito vicini alla frontiera. Così un cambista di Ponte Tresa ai colleghi della radio: "Siamo riusciti a recuperare il danno a fatica, ma nell'insieme, a fine 2015, abbiamo concluso come gli altri anni".
Il rischio ora - soprattutto per chi opera a Lugano - è l'incubo dei licenziamenti. Perché oggi la situazione non è migliorata. "C'è stata una diminuzione del lavoro negli ultimi paio di mesi, direi quasi del 50%" racconta sempre a Radio3i un operatore del centro. "Molto probabimente dovremo diminuire anche il personale, di un buon 50% anche quello".
Ascolta il servizio integrale di Radio3i nell'audio allegato.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

