
Nella serata di ieri il Comitato ticinese «Sì all’imposizione individuale» si è presentato alla stampa e alla popolazione. «L’imposizione individuale è l’unico modo per garantire equità, legalità costituzionale e per incentivare il lavoro femminile», ha commentato Cristina Maderni, introducendo la presentazione. Con la sua applicazione, «la Svizzera potrà finalmente correggere una pratica anacronistica e dannosa. Il sistema una famiglia-un reddito è infatti sorpassato dai nuovi modelli di società, discrimina le coppie sposate scoraggiando il lavoro femminile ed è disallineato rispetto alle migliori pratiche internazionali». Introdotto nel 1915, ben oltre un secolo fa, «non è mai stato corretto e non sorprende quindi che sia ormai fuori dai tempi. Ora abbiamo l’occasione per affermare la parità dei coniugi all’interno della famiglia. Il lavoro è individuale e va tassato su base individuale».
L’aspetto economico
La parola è poi passata ad Amalia Mirante, che si è in particolare soffermata sugli aspetti economici dell’imposizione. «Questa riforma nasce per essere più giusta verso le famiglie: elimina la penalizzazione delle coppie sposate, valorizza il lavoro – in particolare quello femminile – e aiuta ad aumentare il reddito durante la vita attiva, garantendo al tempo stesso una maggiore sicurezza per il futuro pensionistico».
I risvolti sociali
Ha fatto seguito l’intervento di Lisa Boscolo, incentrato sui risvolti sociali della Legge. «Si tratta di una riforma socioeconomica che favorisce l'occupazione femminile e la parità economica mettendo fine a un anacronistico privilegio fiscale a favore delle coppie non sposate». La riforma «incentiva il lavoro e la partecipazione alla vita economica in particolare per le donne. Invito a votare a favore della Legge sull’Imposizione individuale per eliminare i falsi incentivi fiscali che tengono le donne fuori dal mercato del lavoro e per raggiungere anche in questo ambito la tanto decantata parità».

