
Nessuno, per ora, sa con certezza da dove siano arrivati. Tutto è partito da una segnalazione, giunta diverse settimane fa all’Ufficio del Veterinario Cantonale. "E vero, ci hanno avvisato della presenza di una decina di pitbull arrivati in Ticino senza documenti, microchip o vaccini. L’ipotesi è dunque che siano arrivati in modo illegale” conferma Luca Bacciarini, veterinario Cantonale, ai microfoni di TeleTicino.
Di qui l’inchiesta ancora aperta, che per ora ha portato all’interrogazione di tre persone e all’identificazione e al sequestro di tre esemplari consegnati alla protezione animali. Ora sarà prioritario capirne la provenienza.
Quel che è certo è che prima di arrivare in Ticino pare che siano passati dall’Italia. Difficile dire se la Vicina Penisola sia stata solo una terra di transito o l’effettivo luogo di nascita dei pitbull.
Cosi come prioritario sarà cercare di capire le finalità dell’esportazione: se per scopo di lucro o per semplice ignoranza delle regole.
Anche perché quello dell’importazione illegale di animali è un tema decisamente delicato. E sono parecchi i casi che quotidianamente impegnano l’Ufficio del Veterinario Cantonale e le protezioni animali, come conferma Emanuele Besomi, presidente, della Società Protezione Animali Bellinzona (Spab): "Da diverso tempo abbiamo lanciato l'allarme perché ci rendiamo conto che sempre più spesso ci sono delle associazioni che importano illegalmente questi animali e creano delle situazioni pericolose, specialmente per il rischio rabbia, una malattia mortale per l'uomo che viene importata in Ticino, dove, peraltro, non esiste più".
Quindi risulta fondamentale definire la provenienza del cane. ""È fondamentale", conferma Besomi. In effetti, se un cane proviene da una nazione dove la rabbia non c'è più o il rischio è minimo, il cane viene gestito in un certo modo. Senza queste informazioni, invece, bisogna pensare a proteggere le persone e gli altri animali e di conseguenza, l'animale viene messo in quarantena. Poi, se in breve tempo, non si stabilisce da dove arriva, si può arrivare a sopprimere l'animale", conclude il presidente della Spab.
Parola d’ordine quindi: "consapevolezza". Un imperativo per chiunque ambisca a farsi carico di questi cani: l’unico modo per scongiurare il rischio di finire nella rete di associazioni poco raccomandabili. E anche in questo senso c’è da fare un bel distinguo.
Insomma un traffico a scopo di lucro nel quale l’ultima vittima è proprio l’inconsapevole cliente finale.
Maggiori dettagli nel servizio del Tg di TeleTicino
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