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Ticino
Immagini che non esistono: il creativo a confronto con l’IA
Redazione
3 anni fa
Da qualche tempo Christian Demarta, grafico e illustratore, si cimenta con immagini create con l'intelligenza artificiale. Un metodo sempre più in voga, che rende più difficile riconoscere il vero dal falso. Demarta: "Ci vuole tanto allenamento per formulare istruzioni in modo che l'IA capisca quello che si vuole ottenere".

Da Papa Francesco che indossa un cappotto invernale pesante a Trump in manette. Dal presidente russo Vladimir Putin inginocchiato ai piedi del capo di Stato cinese, Xi Jinping, a Elon Musk che cammina mano nella mano con la sua rivale Mary Barra. Tutto questo non è mai successo, ma il web è ormai preda delle immagini "fake" create con l'intelligenza artificiale (IA). È sempre più difficile riconosce il vero dal falso e gli esperti sono già in allarme per i rischi nella manipolazione dell’informazione. In molti chiedono una regolamentazione più severa e perorano una pausa nello sviluppo dei sistemi basati sull’IA fino a quando non conosceremo questa tecnologia. Ne abbiamo discusso con Christian Demarta, grafico ed illustratore, che da qualche mese pubblica immagini create con l'intelligenza artificiale.

Molti dicono che l’IA ruberà il lavoro ai giornalisti e ai creativi. Se non si può sconfiggere il nemico, meglio allearsi?

“Sì, diciamo che io mi sto informando e vedendo cosa si riesce a fare con l'intelligenza artificiale. Meglio informarsi, portarsi avanti con il lavoro per sapere come poterla utilizzare in maniera intelligente”.

Può spiegare in modo semplice come si crea un’illustrazione con l'IA?

“È abbastanza semplice, si utilizzano dei “prompt”, ovvero delle istruzioni che sono la descrizione di ciò che si vuole ottenere nell'illustrazione. Ci sono alcuni tipi di IA che hanno dei parametri a livello di codici che possono dare delle informazioni sull'estensione dell'illustrazione o sulla quantità di creatività implicita nell'illustrazione. Una volta stabilito questo, tempo una trentina di secondi si hanno tre o quattro risultati. La difficoltà sta nel formulare le istruzioni in modo che l'IA capisca quello che si vuole ottenere. Tutti sono capaci di fare un prompt generico, ma la cosa difficile è ottenere quello che si ha in mente”.

Spesso dà delle informazioni all’IA affinché si comporti come un determinato pittore…

"C'è naturalmente il pericolo di plagio inserendo il nome di un'artista. Ma l’aspetto interessante è quello di abbinare diversi pittori o stili di epoche diverse. In questo caso si scopre che l'IA dà dei risultati veramente creativi, che ancora non esistono nella realtà. Secondo me è quella la direzione più interessante da esplorare".

Quando si ha a che fare con l’IA, non è più una creatività per immagini, ma verbale. Come si fa questo cambio di paradigma?

"È una questione di esperienza. Ci vuole allenamento per riuscire a dialogare con l’IA e bisogna fare moltissime prove. Negli ultimi 3 mesi ho utilizzato un AI che si chiama Midjourney per ottenere una ventina di risultati che io reputo validi. Ho visto che ho prodotto una quantità di immagini pari a 10mila. Per ottenere quello che si vuole c'è del lavoro dietro. In sostanza non sto allenando l'intelligenza artificiale, ma sto allenando me stesso ad utilizzarla. Se si vuole fare un paragone è un po’ come l'avvento della fotografia. All'inizio la fotografia era semplicemente la presa della realtà. Poi con il tempo c'è stata un'educazione per cercare dei risultati artistici. Secondo me anche con l'IA succederà qualcosa di simile".

L'IA è uno stimolo per il suo lavoro, ma in un qualche modo non ne ha anche un po' timore?

Si, soprattutto agli inizi. Poi mi sono fatto coraggio e ho iniziato ad utilizzarla, vedendone anche i vantaggi. Però effettivamente la professione dell'illustratore è destinata a cambiare radicalmente. Probabilmente gli illustratori faranno un passo indietro e ci sarà una nuova professione, tipo “l'art director”, che dialogherà con queste intelligenze artificiali per ottenere i risultati.

Le è mai capitato che un cliente le abbia detto: ‘Mi costi tot e l'IA può fare lo stesso per molto meno’?

"Non mi è ancora capitato, però se dovesse succedere gli risponderei di pure provare ad ottenere il risultato che ha in mente con l'IA, ma non è così semplice. Come detto, ci vuole allenamento da parte di chi utilizza l’IA, soprattutto per ottenere un risultato specifico".