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Ticino
Imam formati alla facoltà di teologia? 'Perché no'
Redazione
17 anni fa
Possibilisti Azzolino Chiappini, rettore di Teologia di Lugano e Sandro Rusconi, direttore della divisione cultura

Imam formati alla facoltà di teologia di Lugano? “Perché no": questo in sintesi quanto ci dicono Azzolino Chiappini, rettore della facoltà di Teologia di Lugano e Sandro Rusconi, direttore della divisione della cultura e degli studi universitari. Da un’indagine del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica è infatti emerso che “in futuro gli imam e gli insegnanti di religione islamica dovrebbero seguire una formazione in una scuola universitaria elvetica”. Il motivo è semplice: attualmente l’insegnamento avviene all’estero, spesso gli insegnanti non parlano la medesima lingua dei loro studenti e non conoscono il tessuto socio-culturale svizzero. “In teoria credo che anche il Ticino potrebbe pensare a una scuola di formazione per gli imam - osserva il rettore della facoltà di Teologia -. Dico in teoria, perché in pratica, prima di arrivare a un’eventuale realizzazione di questo tipo è necessario risolvere alcuni problemi. E alcuni di questi problemi non sono evidentemente semplici. Come ad esempio: a quale istituzione già esistente aggiungere questa scuola di formazione degli imam, dove trovare le persone competenti per questo scopo ecc”. Anche Sandro Rusconi è possibilista sull’insegnamento degli imam in un’università ticinese. Ma precisa: “Da un punto di vista politico la decisione dovrebbe essere presa dalla direzione del DECS che non ha ancora avuto modo di chinarsi sul problema. Vi posso quindi solamente spiegare il mio punto di vista da persona abituata a trattare questi temi”.  Poi arriva la puntualizzazione: “Ma una simile formazione potrebbe essere in effetti offerta dalla facoltà di teologia di Lugano. In questo caso però il Cantone non sarebbe implicato, perché non fornisce contributi alla facoltà di teologia. Quest’ultima infatti non percepisce contributi pubblici, al contrario dell’USI”. In seguito c’è il problema del costo degli studi: elevati. Ma non solo: “Ci devono essere i ‘clienti’ - cioè gli studenti - e la formazione dovrebbe essere in italiano. Su questo punto vorrei aggiungere: visto che gli imam in Svizzera sono stimati in circa 150, potremmo prevedere per il fabbisogno in Ticino - 5% della popolazione svizzera - di un massimo di circa il 5%. In pratica significa al massimo 7-8 studenti, magari distribuiti su più anni”. Pochi, per un corso universitario. Rusconi propone quindi una formazione continua o di perfezionamento. “Da un punto di vista tecnico e per decisione comune (cantoni e Confederazione), la formazione continua universitaria non è finanziata dagli enti pubblici; deve quindi autofinanziarsi. Il corso in questione potrebbe quindi venir offerto dalla facoltà di teologia e venir pagato dagli studenti o dal loro datore di lavoro”. Ma non è finita qui. Perché ai problemi elencati, se ne aggiunge un altro che tocca attualmente diverse università svizzere: “L'esperienza condivisa da tutti gli atenei svizzeri - sottolinea il direttore della divisione cultura e degli studi universitari - insegna che è non è sempre facile far coincidere gli interessi delle religioni con gli interessi accademici. Da una parte ci sono esigenze di rigore dogmatico e dall'altra esigenze di libertà e pluralità assolute di insegnamento e di ricerca. Tutte e due le esigenze sono legittime e non è semplice quindi concepire l'insegnamento e la ricerca accademica nel settore delle religioni senza rispettare a fondo gli aspetti dogmatici. E il problema si pone immediatamente nella nomina dei professori: un profilo che va bene per un aspetto non sarà sempre altrettanto idoneo per l'altro”. Secondo Chiappini e Rusconi, un eventuale corso di formazione degli imam in Ticino è quindi potenzialmente attualizzabile, ma ci sono diverse situazioni da chiarire. Insomma, la strada è ancora lunga e, soprattutto, in salita.cdb

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