
Il voto ai sedicenni è uno di quei temi che divide. E probabilmente sarà così anche oggi, quando il Consiglio nazionale affronterà per l’ennesima volta la questione. Merito o colpa dell’iniziativa parlamentare presentata nel 2019 dalla verde basilese Sibel Arslan. La consigliera nazionale e i suoi sostenitori ritengono che sia un passo necessario. L’impegno politico dei giovani recentemente è aumentato e incentiverebbe la partecipazione. L’evoluzione demografica d’altronde vede un forte aumento degli elettori ultracinquantenni, tant’è che l’età mediana di chi può recarsi alle urne è di 57 anni. Le scelte prese però spesso plasmeranno il futuro dei ragazzi di oggi.
L’esito della consultazione
Sull’iniziativa in questione si è battagliato sin dal 2020, quando la commissione delle istituzioni politiche aveva deciso che andasse stralciata. Il Consiglio Nazionale, invece, a maggioranza, aveva espresso un parere diverso ed era stato dato mandato, nel 2021, di elaborare un progetto preliminare poi posto in consultazione. L’esito non è stato incoraggiante: 15 cantoni si sono dichiarati contrari, sette a favore, tre non hanno preso posizione. La commissione tornerà dunque oggi nell’aula del Nazionale cercando di convincere i parlamentari che non ha senso dar seguito ad un progetto avversato dalla maggior parte dei Cantoni. Secondo i contrari il voto ai sedicenni non è giustificato perché gli altri diritti in ambito civile e penale vengono acquisiti dalla maggiore età. Non sarebbe neppure opportuno fissare due limiti diversi di età (uno per il voto attivo, l’altro per il passivo) vale a dire l’eleggibilità.
Opinioni a confronto
Sul tema abbiamo interpellato Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC nonché relatore della commissione delle istituzioni politiche che chiederà di rigettare l’iniziativa parlamentare, e Daniele Alves del comitato Gioventù Socialista. Per Marchesi la proposta “negherebbe la maggiore età del diritto di voto e darebbe la possibilità ai sedicenni di prendere delle decisioni che, essendo minorenni, non gli competerebbe. Credo sia assolutamente sbagliato scindere questi due elementi”. È inoltre difficile stabilire il limite, secondo Marchesi. "Qual è il momento per cui un cittadino può partecipare alla vita attiva del nostro paese? Permettere il diritto di voto ai minorenni aprirebbe tutte le porte un domani ad abbassare sempre di più l'età di voto. Anche i 14enni o 12enni potrebbero voler dire la loro nella nostra società". Per Alves, invece, l’interesse dei giovani per la politica è forte e va alimentato. “I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e di poter esprimere la loro voce nel dibattito politico. A 16 anni si è ancora per la maggior parte in un contesto scolastico; quindi, si ha l’occasione di dibattere e confrontarsi. Inoltre, la politica spesso prende decisioni a lungo termine che influiranno sulla vita dei 16enni-17enni. È giusto che anche loro possano esprimersi”.

