
Ormai è noto, la seconda ondata è arrivata. Ma per gli esperti - come anche sottolineato giovedì dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi - dovremmo anche “abituarci a un andamento a ondate”. È davvero così? Radio 3i ha chiesto l’opinione del direttore dell’Epatocentro Ticino, Andreas Cerny. “Dipende molto dal nostro comportamento e dalle misure che impostiamo. Negli Stati Uniti si osserva una terza ondata. Il virus entra lì dove lasciamo la porta aperta”.
Dovremmo imporre quindi un altro confinamento? Cerny non si sbilancia. “Adesso bisogna vedere l’impatto delle misure intraprese a fine ottobre” sottolinea il medico, ma le previsioni non sono delle migliori. “Ci sarà un aumento della casistica probabilmente fino a metà-fine della settimana prossima” prevede Cerny. “Il flusso dei pazienti nei pronto soccorso, le ospedalizzazioni e i ricoveri in cure intense stanno ancora aumentando. L’appello è chiaro: seguire attentamente le regole e incontrare le persone solo se strettamente necessario”.
Ma cosa abbiamo sbagliato durante la prima ondata? “Avevamo tutti voglia di ritornare a una vita normale, però il virus circolava ancora” risponde il direttore dell’Epatocentro Ticino. “Probabilmente i singoli passi di allentamento sono stati fatti troppo velocemente. Secondo le regole che sono state proposte anche dalla Task Force, da un passo all’altro bisognava aspettare non solo 2 settimane, ma almeno 3-4 settimane per vedere l’impatto. Abbiamo visto tutti che i casi andavano da due a tre cifre. Ora siamo a 10mila casi, una cifra enorme”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

