
È di lunedì la notizia che ci ha catapultati al traffico mattutino di qualche settimana fa. Alla frontiera infatti si registravano code chilometriche per raggiungere il Ticino perché, lo ricordiamo, da inizio settimana alcuni cantieri hanno potuto riaprire. E, considerando che il nostro è un Cantone di frontiera la discussione si è riaccesa, sia da un lato che dall'altro.
Problema arrivato alla Camera dei Deputati a RomaIn questo momento il problema però è molto sentito in Italia perché i valichi aperti sono ridotti rispetto alla normalità e questo crea un disagio viario non da poco. Una questione che è arrivata persino ai banchi della Camera dei Deputati a Roma con il deputato comasco Giovanni Currò (Movimento5Stelle). “Quando abbiamo interlocuzioni con la Svizzera per chiedere di aumentare l’apertura dei valichi lo facciamo con ponderazione, al termine della sicurezza che dev’essere reciproca” spiega il Deputato. “Il virus ci ha insegnato che non ci sono confini, ancora una volta abbiamo una dimostrazione che siamo lo stesso popolo” e Currò precisa: “Ovviamo auspichiamo che i disagi diminuiscano”.
Il Varesotto ne risenteIl problema maggiore però lo registra la parte del Malcantone perché è nel Varesotto che rimane aperta solo una dogana. Problema dunque che conosce bene il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino. “Io spero che vengano aperti altri valichi minori in maniera tale che gli spostamenti fatti sul territorio avvengano in tempi brevi”. “Personalmente mi auguro che quando l’Italia riaprirà lentamente i confini ci sia anche una riapertura rispetto al Canton Ticino. La nostra economia transfrontaliera si basa su questo: offriamo servizi commerciali al Ticino e abbiamo bisogno che i ticinesi ritornino sul nostro territorio” spiega Mastromarino.
Molta preoccupazioneUn discorso di reciprocità che contiene anche molta preoccupazione. Le cifre che abbiamo in Ticino infatti sono molto più gravi rispetto a quelle di Como o Varese e per questo motivo c’è anche chi teme i contagi di ritorno.
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