
Lo ammettiamo un'altra volta: con l'articolo di ieri sera intitolato "Infettato alla Carità" abbiamo toppato alla grande. Basandoci su una lettera inviata da un primario dell'ospedale locarnese a un paziente, il quale l'ha postata ieri su Facebook, abbiamo gettato ombre ingiustificate su una struttura che, al contrario, in questo caso meriterebbe unicamente elogi.
Come precisato già stamattina, il paziente in questione, che ci ha dato il consenso di chiamarlo con il suo vero nome, Fausto, ha sì contratto una pericolosa infezione che potrebbe portarlo alla morte in breve tempo, ma questo non è avvenuto alla Carità di Locarno bensì in un altro ospedale del Cantone.
Fausto si è recato alla Carità solo dopo l'intervento incriminato, e a Locarno ha ritrovato quella disponibilità e quell'umanità che purtroppo non era riuscito a riscontrare altrove.
"Si può dire quello che si vuole della Carità" ci dice Fausto, "ma nel mio caso di fronte al Civico di Lugano ne esce su un piedistallo di cristallo."
"Alla Carità si sono accorti subito che qualcosa non andava, che avevo degli evidenti segni di infezione" racconta. "La loro reazione è stata immediata. In particolare il primario di medicina ed il viceprimario di chirurgia (quello licenziato per la vicenda delle fatture falsificate, n.d.r.) mi hanno trattato con grandissima umanità, fuori orario, fuori servizio, con un impegno incredibile per cercare di salvare il mio impianto infettato, che vale 100'000 franchi. Mi hanno dato persino la camera privata malgrado io sia assicurato per quella comune."
"Il viceprimario (sempre quello licenziato, n.d.r.) viene a trovarmi tre volte al giorno, pur sapendo che da me non becca un soldo, visto che ho la copertura minima" aggiunge Fausto. "È una persona di grandissima umanità, un santo."
Fausto sta tribolando con gravi problemi di salute da ormai quasi 8 anni. In precedenza era stato un brillante professionista, aveva una vita felice e tranquilla, mai problemi di rilievo. Ma poi il crudele destino, e a suo dire una serie di errori medici, l'hanno fatto piombare lentamente in uno stato che rasenta oggi l'emarginazione. "La gente ha paura di me, delle mie infezioni, mi guarda come uno storpio."
Lui ha ripercorso la sua epopea su un sito internet (vedi link sotto), perché ritiene che la sua storia debba giungere alle orecchie dei cittadini.
Ora sa benissimo di avere i giorni contati, gliel'hanno detto gli stessi medici. "Se smetto di prendere gli antibiotici, che devo assumere ogni due ore, in meno di una settimana sono nell'altro mondo" ci dice.
Tornare indietro non si può, ma Fausto spera che la sua testimonianza possa evitare il ripetersi di errori simili. E soprattutto vuole esprimere tutta la sua riconoscenza all'ospedale locarnese: "lo ripeto, per fortuna che esiste La Carità. Solo qui sono stato trattato come un cittadino. E non è poco."
AS
Per saperne di più clicca qui: La pagina di Fausto
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