
Si inserisce nell’ondata di rinnovamento della chiesa lanciata da papa Francesco, il nuovo vescovo di Lugano Valerio Lazzeri. Almeno stando agli editoriali dei tre quotidiani ticinesi, che oggi sono tutti, ovviamente, dedicati alla nomina del successore di monsignor Pier Giacomo Grampa.
“Mi manda papa Francesco” è il titolo dell’editoriale del Giornale del Popolo, a firma di Claudio Mésoniat. Il direttore del giornale della Curia dedica dapprima ampio spazio ai ringraziamenti al vescovo uscente, “il miglior editore che una redazione possa sognare”. E, per Mésoniat, “un vero padre”.
Mésoniat, che specifica di non avere avuto finora modo di conoscere monsignor Lazzeri, intravede elementi di continuità tra l’episcopato di Grampa e quello del suo successore. Entrambi avrebbero punti di riferimento comuni a livello teologico e spirituale, come la grande stima per il cardinal Martini e il riferimento alla Comunità di Bose.
Il direttore del GdP, come altri, è rimasto colpito dal motto scelto da monsignor Lazzeri: “Non impedias musica”. “Un segno di famigliarità profonda, ma anche di fantasia e creatività”. Inoltre, “un segno di umiltà, perché sta a significare la consapevolezza di cosa sia la Chiesa: un luogo di festa, prima di tutto.”
Infine Mésoniat sottolinea la giovane età di monsignor Lazzeri, “che gli spalanca davanti un lungo periodo di episcopato”, e la sua sintonia con papa Francesco. “Con la sua fede solida, le sue fresche energie e la sua apertura ai segni dello Spirito il vescovo Lazzeri potrebbe sorprenderci con la capacità di cavare dalla nostra comunità ecclesiale quelle “forme nuove di pastorale” necessarie per portare la carezza di Cristo a tutti, vicini e lontani, fino alle estreme periferie esistenziali.”
L’ombra di papa Francesco è viva anche nell’editoriale de La Regione, firmato da Aldo Bertagni e intitolato “Il vento argentino”. La scelta di Valerio Lazzeri “è figlia della Provvidenza”, secondo Bertagni, che sottolinea la giovane età del nuovo vescovo, la sua non appartenenza a specifici movimenti, le sue origini di valle e la sua grande capacità di ascolto.
“Col sesto vescovo luganese s’apre un nuovo periodo, una nuova epoca conciliare nel segno del rinnovamento voluto da Francesco” scrive Bertagni. “Perché, diciamola tutta, senza ipocrisie: se la Provvidenza non avesse illuminato (anzi, travolto di luce) i cardinali chiamati ad eleggere il successore di Benedetto XVI, oggi saremmo qui a raccontare un’altra storia, un’altra nomina.”
Bertagni legge la nomina di monsignor Lazzeri come “un grande segno di cambiamento e di apertura verso il mondo, verso l’altro”. Si tratta di una svolta “nella discontinuità voluta dal Vaticano”.
Ma, “attenzione”, conclude Bertagni. Perché la Chiesa ha tempi lunghi e, malgrado il nuovo vescovo sia giovane e dunque in grado di lasciare una forte impronta, non sarà facile per lui tenere a freno chi sino all’ultimo ha cercato invano di condizionarne la scelta. “Non c’è riuscito” afferma Bertagni, “ma per poco”.
L’editoriale del Corriere del Ticino, a firma di Carlo Silini, non si sbilancia in pronostici sull’episcopato di monsignor Lazzeri. Si permette di escludere, però, gli scenari improbabili. “Non sarà, scommettiamo, un episcopato urlato” scrive Silini. “Il giovane prete bleniese che il prossimo 7 dicembre prenderà le redini della Diocesi non ama esibirsi.” Sarà quindi “meno barricadero rispetto al suo predecessore”.
Un chiaro riferimento all’esuberanza del predecessore Pier Giacomo Grampa, che ancora ieri durante la conferenza stampa ha dato prova della sua personalità esplosiva. Lo stesso Lazzeri, ricorda Silini, si è augurato di avere “anche solo un terzo del fuoco generoso del mio predecessore”.
L’editoriale del CdT rimarca poi la non appartenenza di Lazzeri a movimenti religiosi. “Una sorta di indiretta conferma di una perdita di potere dei movimenti, non solo in Diocesi”.
Ma le sfida da affrontare, per il nuovo vescovo, saranno tante. “La prima vera sfida sarà la costituzione del suo gruppo ristretto di collaboratori in Curia e la distribuzione delle cariche più importanti nella Chiesa luganese”. Cariche che andranno rinnovate, anche per raggiunti limiti di età.
“Una volta formata la squadra, il nuovo vescovo potrà chinarsi sui dossier più spinosi: dall’annosa questione del Giornale del Popolo alla riorganizzazione del clero in tempi di scarsità di vocazioni sacerdotali” conclude Silini. “Ma a giudicare dal piglio mostrato in conferenza stampa, il nuovo vescovo non si lascerà scoraggiare. Lo abbiamo capito dal suo sorriso: lui ci crede. Scommettiamo?”.
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