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Ticino
“Il vaccino? Ormai non è più sperimentale”
Marco Jäggli
5 anni fa
Il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini presenta il nuovo sistema delle farmacie e sottolinea come molti i farmaci di uso corrente non abbiano la stessa distribuzione di questi preparati: “Non ci sono indizi di danni a lungo termine”

Dopo la conferenza stampa indetta questa mattina, Giovan Maria Zanini ha presentato a Teleticino la nuova strategia vaccinale in vista della normalizzazione, che vede la chiusura dei centri di vaccinazione per passare gradualmente a farmacie e studi medici, mentre si sta pensando di creare furgoni di vaccinazione per le zone più discoste. Il farmacia cantonale ha poi risposto ad alcune delle obiezioni più comuni riguardo al preparato, dagli ipotetici danni a lungo termine alla poca sperimentazione: “Abbiamo farmaci molto meno somministrati per cui nessuno solleva problemi”.

Non è facile convincere gli indecisi, ma ci state provando con l’informazione ma facilitando anche l’accesso con le farmacie...
“Esatto, abbiamo 77 farmacie che hanno ‘addirittura’ voglia di implicarsi nella campagna di vaccinazione. Sono tante, quindi le faremo intervenire a turno sfruttandone le peculiarità, ovvero il fatto di poter aprire la porta, entrare e chiedere. Con la vaccinazione non sarà però così facile, perché devono comunque organizzarsi per tirare assieme dei blocchi di 10 persone, per non sprecare troppo vaccino. Tuttavia confidiamo possa funzionare, ci sono cantoni dove questo è già in opera da settimane e a Ginevra addirittura da aprile. Vedremo quale sarà la risposta dei ticinesi”.

Concretamente, come funzionerà?
“Preferiamo cominciare con una fase di test, per raccogliere esperienze. Non sappiamo bene cosa succederà all’inizio, quindi nei prossimi tre sabati (21, 28 agosto e 4 settembre) procederemo in 4 farmacie selezionate: una per circolo (Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese e valli e Locarnese), con una posizione centrale e scelte secondo determinati criteri. Ci si potrà vaccinare dunque nei sabati indicati, preferibilmente annunciandosi in precedenza, un po’ come al ristorante, e magari in seguito basterà presentarsi sul posto. Se poi le cose funzioneranno in settembre vorremmo potenziare il servizio affiancando a ognuna di queste farmacie almeno altre due nelle zone periferiche, e poi le faremo ruotare facendo si che chi si è vaccinato possa fare la prima e la seconda dose a distanza di un mese nella stessa farmacia”.

Dal punto di vista logistico, quali sono le problematiche, al di là della conservazione dei vaccini?
“Per conservazione e distribuzione: questi aspetti sono il nostro mestiere, per cui non ho preoccupazioni. Abbiamo un sistema logistico sicuro. Il vero problema è che dobbiamo concentrare la gente, per questo andiamo a rotazione. Una farmacia potrà fare 10, 20 o 30 vaccini in una giornata, però è chiaro che dovremo fare dei multipli di 10, oppure rischiamo di buttare via troppa roba e questo è il caso di evitarlo”.

L’attuale sistema però non scomparirà, rimarrà l’opzione di optare per la via “tradizionale”.
“Assolutamente. Quando abbiamo iniziato a smantellare il sistema dei grandi centri abbiamo detto che a fine agosto avrebbe chiuso Lugano, lasciando da settembre solo il centro di Giubiasco, cui però avremmo dovuto fare qualcosa di prossimità. È chiaro che il grosso vorremo continuare a somministrarlo nel centro cantonale di Giubiasco, che anche questa settimana abbiamo potenziato con 450 nuove possibilità di appuntamento. Possibilità che potrebbero essere già andate tutte se siamo stati convincenti in conferenza stampa, ma lo scopriremo domattina. Lì si gioca la partita grossa e le farmacie daranno un contribuito, se la popolazione risponderà bene a quest’offerta avremo una possibilità in più”.

In conferenza stampa ha detto di essere ottimista e di vedere il bicchiere pieno “per tre quarti”. Basterà per affrontare quello che ci aspetta questo autunno e questo inverno?
“Le cifre cui siamo arrivati oggi le avrei assolutamente sottoscritte il primo di gennaio. Noi lo abbiamo detto dall’inizio: l’obiettivo per dicembre 2021 non è l’immunità di gregge ma ridurre danni, ospedalizzazioni e casi gravi. Con i dati di oggi ci stiamo riuscendo, però restando in metafora questo bicchiere lo possiamo riempire completamente. Mi sembra peccato aver fatto tanto e non fare tutto, è un po’ come arrivare al passo del Gottardo e non fermarsi a mangiare il cervelat”.

Gli studi medici potranno vaccinare?
“Abbiamo circa una dozzina di studi medici che stanno vaccinando, che per il momento vanno avanti per inerzia con la loro clientela. C’è quest’offerta sul territorio ma per il momento non abbiamo avuto l’esigenza di potenziarla. Però è una possibilità, perché in prospettiva dobbiamo avvicinarci a una gestione normale di questa situazione”.

C’è chi scrive “perché non fare come alcuni cantoni, che hanno utilizzato furgoni, drive in o postazioni nei centri commerciali”?
“Quella dei centri commerciali è una soluzione che ci piace poco. Ne discutiamo regolarmente e vogliamo convincere la gente, ma non li possiamo costringere e quel sistema ci sembra troppo invasivo. Per il furgone potremmo parlarne presto, ma dobbiamo capire dove mandarlo. Quando avremo i dati potrebbe vedere una realizzazione, ma stiamo pensando in particolare ai centri più discosti come i vecchi camion della Migros o quello del servizio schermo profilattico che c’era una volta. Ne parleremo”.

Una delle obiezioni ai vaccini degli indecisi è che questo sarebbe un vaccino sperimentale, per cui non sappiamo gli effetti a lungo termine. Che cosa risponde a chi solleva questa obiezione?
“Sono diverse domande in una. Sugli effetti a lungo termine onestamente non si possono dare garanzie. Ci vogliono mesi e anni di studi per poter chiarire la situazione. Io ho la convinzione che non avremo problemi sul lungo termine perché non ci sono indizi che ci potrebbero essere, soprattutto non abbiamo elementi di natura teorica che ci possono far ipotizzare questi effetti collaterali e ricordo che è una questione che si pone per ogni nuovo vaccino. Per quanto riguarda il vaccino ‘sperimentale’ penso non sia più ora di utilizzare questo termine: abbiamo 9 milioni di dosi somministrate solo in Svizzera, con centinaia di milioni di dosi nel mondo. Abbiamo farmaci somministrati in numeri molto inferiori e per cui nessuno solleva il problema”.

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