
In queste settimane non si parla di altro se non il vaccino. È notizia di ieri il contratto definitivo della Confederazione con Pfizer per 3 milioni di dosi. Lo scetticismo, però, soprattutto vista la velocità dello sviluppo, è molta. Non sono pochi i sondaggi che mostrano come una buona fetta della popolazione è contraria a vaccinarsi. Alessandro Diana, pediatra e infettivologo, capisce la paura. Intervistato da Teleticino, infatti, ha spiegato: “Comprendo i timori, credo che sia totalmente legittimo esitare. L’esitazione è legittima quando si ha un nuovo farmaco, quando si ha un nuovo vaccino. L’esitazione è tanto più legittima in quanto questi nuovi vaccini comportano una nuova tecnologia”. I timori, ha aggiunto, non sono solo nel pubblico, ma anche in parte dei professionisti della salute: “Non tutti noi medici, farmacisti, professionisti della salute, siamo degli specialisti di questo vaccino. Bisogna cogliere questa esitazione come un’interrogazione generale a cui si dovranno dare delle risposte”, ha detto.
Effetti collaterali limitati
Finora, ha spiegato, i dati mostrano che l’efficacia è notevole, oltre il 90%, a due mesi di distanza. E, entro questo arco temporale, gli effetti collaterali sono limitati: “I dati di sicurezza hanno riportato solo effetti collaterali di basso grado: febbre, dolore al livello dell’iniezione o raffreddore”.
Le differenti tecnologie
I vaccini per cui finora la Svizzera ha firmato dei contratti sono Pfizer, Moderna e AstraZeneca. I primi due, spiega Diana, usano la tecnologia del messaggero Rna. “Non è nient’altro che il codice della proteina che istruisce le nostre cellule a produrre solo la proteina S del virus, per la quale il nostro sistema immunitario sarà in grado di indurre l’immunità”. AstraZeneca, invece, usa un altro metodo: viene iniettato un virus innocuo, nel cui Dna sono state integrate le informazioni che inducono le nostre cellule a produrre la medesima proteina del Covid-19 e quindi l’immunità.
La grande novità
In tutti e tre i casi una grande novità rispetto al passato, in cui si iniettava un virus attenuto o una proteina dei virus, ma prodotta in laboratorio. Il messaggero Rna comunque, tranquillizza Diana, in pochi giorni è “completamente eliminato. E non c’è alcuna assimiliazione del messaggero dell’Rna o del Dna, al nostro proprio genoma”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

