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Il trionfo di Trump, la sconfitta di Harris: L'analisi
Redazione
2 anni fa
Dopo la vittoria di Trump a Ticinonews abbiamo voluto fare un'analisi approfondita delle possibili conseguenze, anche in Europa, con Jean-Patrick Villeneuve, professore di amministrazione e management pubblico all'USI.

Dopo la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca e la sconfitta di Kamala Harris a Ticinonews abbiamo fatto un’analisi di quello che ci aspetta a partire dal 6 gennaio, quando il tycoon sarà ufficialmente presidente per la seconda volta. E per farlo ne abbiamo parlato con Jean-Patrick Villeneuve, professore di amministrazione e management pubblico all'USI.

L’intervista

L’ultima intervista risale a martedì, quando la partita era ancora estremamente aperta. Si aspettava un trionfo di questo genere di Trump?
“Un trionfo certamente no. Ci si aspettava una lotta difficile tra i due, una suspense che sarebbe durata per tutta la notte, ma ha vinto in maniera decisiva. È stati un trionfo. Tuttavia, mi aspettavo piuttosto una vittoria della Harris basata a livello manageriale della giornata del voto, quindi di avere un'operazione più professionale ed efficace. Una cosa è dire di voler votare per Trump o per Harris, una cosa è andare a votare. Questa era la mia aspettativa, ma di avere un trionfo del genere penso sia stata una sorpresa per tante persone”.

Ora ci sono diversi timori per l'elezione di Trump, si diceva che il mondo sarebbe crollato. Così non è stato, cosa risponde? Perché il mondo non è crollato, ma lo è qualcosa che forse non vediamo?
“Non bisogna parlare di un crollo, quanto piuttosto di fare le cose diversamente. Con il personaggio di Trump il resto del mondo dovrà fare i conti con una strategia molto diversa dei Dipartimenti degli affari esteri. Ci saranno quindi tematiche diverse, come ad esempio i grandi temi internazionali quali la guerra fra Russia e Ucraina, le relazioni con la Cina, la crisi in Medio Oriente. E tutte saranno discusse in maniera molto diversa con Trump al comando. Anche per il fatto che il tycoon non è un politico tradizionale, e quindi bisogna comunicare con lui in un modo diverso. Quindi ribadisco, il mondo non è crollato, ma ci si deve aspettare grandi sfide, alcune di un livello che porteranno l’Europa a pensare di fare di più, anche perché gli USA sono un partner commerciale non sempre disposto ad aiutare. Sarà una relazione diversa, ci si deve preparare a una nuova realtà”.

Proprio in queste ore, da quando l'esito è certo, in Europa c'è un grande timore per i rapporti commerciali. Secondo lei è una preoccupazione eccessiva o giustificata? 
“Penso che sia in parte giustificata, perché ci saranno cambiamenti, ad esempio a livello del conflitto in Ucraina. Le promesse di Trump hanno lanciato il messaggio che lui può cambiare le cose, che può trovare la soluzione per la pace. Vediamo quindi che cosa vuole fare, quali sono gli impatti sull'Ucraina, sulla Russia e su tutti noi. A livello puramente economico, se c'è un'America First, questo è un grande problema per Paesi come il Messico, il Canada e l’Europa, perché vuol dire avere un protezionismo verso prodotti europei. E al di là di questo, se c'è una proposta di protezionismo verso tutti i prodotti in America latina e in Asia, questi devono trovare un altro mercato, magari quello europeo. Il che si traduce in una maggiore competizione, nella pressione sui prezzi, eccetera. Potrebbe anche voler dire un modello più competitivo sull'economia europea, ma anche un’opportunità per noi per capire davvero quello che possiamo fare. Puntiamo quindi sull’Europa First e aggiustiamo la nostra strategia economica e finanziaria”.

Prima Biden ha tenuto il suo discorso alla nazione alla Casa Bianca, che cosa ne pensa delle sue parole?
 “Un discorso normale di un politico normale. Quest'aspetto della transizione pacifica del potere è la base di tutti i nostri sistemi democratici. È una cosa speciale solo perché c'è in ballo il personaggio di Trump, altrimenti sarebbe una cosa normalissima. E Biden ha rappresentato  un modello di politico che dovrebbe rappresentare la sua età, la sua esperienza. E questo quindi  è il messaggio che si aspettava. Non tanto quello di Sanders, che è arrabbiato da ormai 30 anni su questi temi”.  

Questa mattina i giornali di praticamente tutto il mondo avevano in prima pagina le reazioni sulla rielezione di Trump. Fra le più originali c’è La Repubblica, che ha pubblicato una foto con un piano strettissimo sugli occhi di Trump con la scritta "sono tornato". È curiosa anche la copertina del Secolo, che titola, "Donald 2, la vendetta". C’è poi Milano Finanza che con un gioco di parole titola "E ora sono dazi" con una somiglianza fonologica piuttosto evidente. Ma anche in Australia si sono sbizzarriti, perché The Australian ha usato un  titolo che richiama un tormentone di Trump quando era una star della televisione, con il reality show che era l'apprendista e urlava "sei licenziato". E in questo caso è "Trump sei riassunto”. Infine, la Tribune de Genève ha pubblicato una vignetta di Trump che fa un pizzicotto col volto compiaciuto al pianeta terra che ha un'espressione arrabbiata, anche perché sappiamo bene che il tycoon ha una scarsa sensibilità verso la crisi climatica. C'è qualche titolo o commento che l'ha colpita oggi?
“Il legame con Trump, perché aldilà della sua carriera a New York era molto conosciuto per questa sua famosissima presenza televisiva. Il ‘pouett-pouett’ della Tribune de Genève è interessante legarlo a tutte le cose che Trump ha fatto in passato. Ma al di là di questo ha comunque vinto. È una sorpresa che un politico possa fare tutte queste cose, dal primo giorno della sua carriera politica ha fatto diverse cose che per un altro politico significherebbero la morte politica. Non si possono fare queste cose, e nell’articolo della Repubblica l'aspetto minaccioso di Trump rappresenta una minaccia politica, economica e geostrategica di un attore che non si sa che cosa farà”.  

Ha detto tante cose, ma le farà davvero o no?
“Il suo comportamento non è prevedibile, ma per quanto riguarda la politica internazionale questo è anche un grande vantaggio. Vuol dire che tutti gli altri attori restano piuttosto tranquilli, perché c'è la paura di una reazione problematica da parte di Trump. Il Trump di oggi magari condurrà un gioco diverso dal Trump del 2016”. 

I repubblicani avranno ovviamente la maggioranza in Senato, mentre per la Camera bisognerà pazientare ancora un po', ma anche in quel caso è una possibilità concreta. Una situazione in cui Trump potrà decidere tutto?
“Quasi tutto, in inglese si chiama il ‘check-balance’ e significa che il presidente ha tanti poteri, ma ha anche tutto il Congresso che può bloccare diverse decisioni. Se lui ha il controllo della Casa Bianca, allora tutto il Congresso è di maggioranza pro-Trump. Anche nella Corte Suprema avrà la possibilità di fare tante cose. Tuttavia, non bisogna dimenticarsi che c’è anche l'altro partito, così come la stampa nazionale, l'associazione civile, eccetera che hanno comunque una voce in capitolo. C'è poi anche il popolo, tramite dimostrazioni e manifestazioni che avranno un potere. Saranno due anni cosi, poi ci sono i mid-terme parte del Congresso potrebbe cambiare. Ma se Trump controlla sia il Congresso che la Casa Bianca allora può fare davvero tanti cambiamenti su tanti aspetti. Ora resta da vedere se le sue proposte funzionano o no”.

Si è parlato molto in questi giorni di un altro personaggio che ha sostenuto in modo incredibile Trump: Elon Musk. Molti analisti dicono di aver quasi più paura di lui che di Trump, lei cosa ne pensa?
“Musk ha soldi, influenza, i suoi mercati, è giovane ed è efficace. Una cosa che va a grande vantaggio per quelli che sono contro Trump è il fatto che aveva formulato proposte che non funzionavano. Avere un personaggio come il presidente di Tesla con le sue risorse fa sicuramente paura. Questi ricchi americani con tanti soldi possono fare troppe cose. È da vedere quale sarà il suo ruolo nell'amministrazione Trump”.

 

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