
La casa color giallo canarino di Dino, che aveva ospitato l’ex scuola Montessori, non è baciata dalla fortuna. Dopo essere rimasta chiusa per sei anni, la struttura è stata riaperta lo scorso aprile con una nuova gestione, con il nome asilo nido "La stazione dei bambini". Ma neanche dopo due mesi la struttura ha dovuto chiudere a causa di problemi amministrativi con il Comune di Lugano, che ha dichiarato inagibile l’edificio per problemi legati alla canalizzazione.
Ora si aggiungono ulteriori grattacapi. Non solo l’ex direttrice è stata licenziata, dopo aver lavorato mesi al progetto educativo. Ma, stando a quanto raccontato a Ticinonews, non ha percepito gli stipendi arretrati degli ultimi tre mesi. E come lei le altre quattro collaboratrici (due licenziate a marzo, le altre due a inizio luglio), assunte ancor prima dell’apertura dell’asilo nido, che si sono rivolte ai sindacati.
"Eravamo dipendenti dell'asilo nido, gestito da un'associazione senza scopo di lucro" racconta l’ex direttrice. “Inizialmente gli stipendi erano regolari, ma poi verso marzo hanno cominciato a tardare. Abbiamo sempre chiuso un occhio poiché eravamo all’inizio dell’attività. Poi la situazione è precipitata e il presidente dell’associazione ha deciso di non pagarci più. Sarei stata pronta anche a trovare degli accordi con lui, ma non si fa più trovare al telefono. Per fortuna, grazie al sindacato OCST, sono riuscita a recuperare qualcosa. Nel frattempo però il titolare continua a proporre attività con bambini con un’altra associazione, con un nome simile a quello dell'asilo nido. I soldi in qualche modo rientrano con quell’attività” fa notare l’ex direttrice.
“Sono mamma di due figli e non ho neanche ricevuto gli assegni famigliari e i contributi obbligatori” prosegue la nostra interlocutrice. “Un'altra collaboratrice, che si è rivolta in disoccupazione, sta ancora aspettando che il titolare ritorni i formulari. La cassa si è attivata per risolvere la questione, ma questo le ha creato comunque delle difficoltà. Due collaboratrici sono state anche licenziate preventivamente, con la promessa che quando l’asilo avrebbe riaperto, sarebbero state riassunte. Ma finora tutto tace”.
“È una situazione imbarazzante, anche perché il titolare non ha avvisato le famiglie che l’asilo nido non avrebbe riaperto a settembre. Una situazione spiacevole visto che nel Luganese è difficile trovare dei posti liberi negli asili nido. Non avendo i contatti, non ho potuto avvisare io stessa le famiglie, ma ho contattato l’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFAG, l’autorità cantonale che rilascia le autorizzazioni) per avvisarli della situazione. Da parte mia non posso fare più di così”.
Da noi contattato l’UFAG spiega che l’associazione aveva ottenuto l’autorizzazione perché rispettava tutti i criteri, ma era comunque vincolata dai lavori alla struttura. Lavori eseguiti, ma in seguito sono subentrati ulteriori inghippi a livello strutturale, per cui non era stata prolungata l’abilità dell’edificio. La stabilità finanziaria è comunque un paramento fondamentale per il rilascio dell’autorizzazione a un’associazione, precisano dall’Ufficio cantonale. Per cui, una volta terminati i lavori e fatta una richiesta di autorizzazione, si valuterà di nuovo il caso.
Dal canto suo Giorgio Fonio, sindacalista di OCST, ribadisce di seguire da vicino la situazione e conferma il disagio del personale: “Siamo subito intervenuti per ridurre il disagio delle collaboratrici. La cassa disoccupazione si sta attivando per i documenti. Nel frattempo stiamo procedendo con le cause per recuperare i salari arretrati. Qualora il titolare risultasse ancora irrintracciabile, rischia una denuncia alla Sezione del lavoro. Confermo che il titolare è irreperibile. Aveva sottoscritto un riconoscimento di debito, in cui si era impegnato a pagare il dovuto a una dipendente, che tuttora non ha rispettato. Per questo motivo abbiamo presentato un'istanza in Pretura".
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