
Sono state presentate oggi, a Bellinzona, le richieste del Canton Ticino in merito all'attuazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa, approvata dal popolo svizzero il 9 febbraio scorso.
Un gruppo di lavoro trasversale, formato dai consiglieri di Stato Claudio Zali e Paolo Beltraminelli, dal cancelliere Giampiero Gianella, dai consiglieri nazionali Fabio Regazzi, Marina Carobbio, Roberta Pantani, dal consigliere agli Stati Fabio Abate, da partner sociali come AITI e UNIA, da specialisti accademici e dai servizi amministrativi del Cantone, ha elaborato un documento che contiene tutte le rivendicazioni del nostro Cantone.
Il documento è frutto di quattro incontri di questo gruppo ed è indirizzato al gruppo di esperti chiamato ad accompagnare l'attuazione del nuovo articolo costituzionale a livello federale, coordinato dal direttore dell’Ufficio federale della migrazione Mario Gattiker.
A titolo di premessa, il Gruppo di lavoro sottolinea che l’attuazione del nuovo articolo 121a della Costituzione federale dovrà affrontare, tra i suoi temi prioritari, gli effetti della migrazione sulle condizioni lavorative, la pressione salariale, il pericolo di sostituzione di manodopera e di distorsioni di mercato. Il dibattito politico che ha preceduto e seguito la votazione del 9 febbraio ha infatti messo in evidenza che la questione dell’immigrazione e del numero in assoluto dei residenti – centrale per numerosi Cantoni dell’Altopiano – risulta più marginale per il Ticino, dove invece risultano essere particolarmente sensibili gli effetti della migrazione sul mercato del lavoro, dovuti in particolare al fenomeno del frontalierato e della libertà – per i prestatori di servizio transfrontalieri – di operare fino a un massimo di 90 giorni all’anno sul territorio senza permesso particolare, in base all’articolo 5 dell’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (ALCP). Il Ticino non può accettare uno schema d’attuazione che escluda queste due categorie, centrali per l’esito del voto popolare nel Cantone.
Nel dettaglio, si chiede innanzitutto un "approccio federalista armonizzato". Il Gruppo di lavoro sottolinea che non esiste, di fatto, un mercato del lavoro "svizzero", ma dei mercati di lavoro regionali, organizzati in spazi funzionali, geografici e linguistici. Per questa ragione auspica un sistema d’attuazione basato su un approccio federalista armonizzato. Secondo questo approccio, la Confederazione regolerebbe a livello federale una serie di principi formali, lasciando, entro certi limiti, ai Cantoni, più vicini ai bisogni e alle sensibilità delle realtà locali, dei margini di manovra per la definizione materiale dei contingenti e per l’attuazione pratica del nuovo sistema d’ammissione, in maniera analoga, per esempio, a quanto in ambito fiscale è stato fatto con la Legge federale sull'armonizzazione delle imposte dirette.
Il gruppo auspica inoltre l'introduzione di contingenti e tetti massimi flessibili, da fissare in base a indicatori di scarsità. Si ritiene infatti che il frontalierato svolga una funzione importante per l’economia cantonale nella misura in cui risponde a esigenze economiche reali del territorio.
Poi il gruppo chiede che, nel rispetto del partenariato sociale, la legge federale contro il lavoro nero e le misure di monitoraggio e di salvaguardia del mercato del lavoro vengano mantenute e rafforzate.
Un'altra richiesta del gruppo riguarda i permessi di corta durata, inclusa la prestazione transfrontaliera di servizi per un massimo di 90 giorni all’anno: essi vanno regolamentati affinché lo schema d’attuazione del nuovo articolo costituzionale contribuisca effettivamente ad alleviare la pressione salariale e salvaguardare le condizioni lavorative e regolare la presenza di manodopera estera.
Per le stesse ragioni il gruppo di lavoro si oppone a una liberalizzazione dei permessi di corta durata (inferiori a un anno). Bisognerà, al contrario, integrare questi permessi nell’attuazione del nuovo articolo costituzionale, nel rispetto del principio di preferenza ai domiciliati e tenendo conto delle esigenze e delle particolarità delle diverse regioni del Paese e dei diversi settori economici.
Infine il gruppo di lavoro si dice contrario a sistemi basati sulla messa all’asta, sistemi a punti o simili. Gli "interessi dell’economia" di cui al cpv. 2 del nuovo articolo costituzionale non si limitano a forze di lavoro molto qualificate e ad alto valore aggiunto. Il gruppo di lavoro esprime pertanto un parere negativo sui sistemi basati sulla messa all’asta di permessi di lavoro, sistemi a punti o simili. Sostiene pure il principio duale, vale a dire un sistema d’ammissioni diversificato per cittadini di Stati UE/AELS d’un lato e di Stati terzi dall’altro.
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