
Non solo repressione, ma anche sensibilizzazione. È questo ciò che emerge dalla riunione svoltasi questo pomeriggio tra le autorità cantonali in ambito di sicurezza e quelle dei Comuni polo. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e i capi dicastero sicurezza dei maggiori comuni ticinesi hanno discusso in videoconferenza di giovani, assembramenti e mascherine.
Da contrasto a dialogo
Il tema caldo, evidentemente sono “i fatti avvenuti negli ultimi mesi che hanno interessato non solo gli spazi alla Foce di Lugano, ma pure il lungolago a Muralto e altre località in cui sono avvenute risse con il coinvolgimento di bande di giovani e giovanissimi (sempre però in numero esiguo rispetto alla maggioranza dei giovani che condanna simili atteggiamenti)”, si legge in una nota. L’idea è “trasformare il possibile contrasto tra le parti (giovani versus Polizia) in un dialogo costruttivo”. Alle città, quindi, il Cantone ha presentato “una strategia su più livelli che sappia rispondere alle situazioni più immeditate, ma che abbia pure una visione a medio termine per approntare una politica di interazione solida e allargata, coinvolgendo i diversi attori presenti sul territorio”.
Nell’immediato
Ma non bastando la sensibilizzazione, la Conferenza cantonale sulla sicurezza si è occupata anche della risposta ai momenti di tensione. “La strategia comporta un coordinamento delle forze in servizio, con la possibilità di mobilitare in breve tempo risorse che possano sostenere il servizio ordinario di base. Il tutto è finalizzato a un intervento preventivo e non repressivo, sulla scorta di esperienze positive già messe in atto proprio a Lugano nella zona della Pensilina o a Muralto sul lungolago. Anche altre figure professionali potranno essere coinvolte per facilitare il dialogo con i giovani”.
Uniformare, incanalare, applicare
Nel suo complesso, la strategia per rispondere a questi episodi di disagio, si basa su tre pilastri: “uniformare i principi di intervento per necessità immediate tra le varie forze di Polizia ed enti di primo intervento; incanalare, attraverso operazioni mirate e coordinate regionalmente, le energie di dissenso dei giovani verso forme non violente e applicare il principio della ‘community policing’ con una serie di misure non solo di polizia, affinché il giovane diventi un partner della sua stessa sicurezza e presenza sulla scena cantonale”.
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