
Ha l'ambizione di essere una radiografia della povertà in Ticino. Il Dss, il Dfe e l'Ufficio di statistica (Ustat) hanno presentato la prima "statistica sulla povertà in Ticino". "A differenza della Silc, l’altra fonte attualmente disponibile in statistica pubblica sul tema della povertà basata su un campione rappresentativo della popolazione e le cui informazioni sono raccolte tramite intervista telefonica - si legge nel rapporto - questa banca dati è creata a partire da fonti esaustive e di natura amministrativa". Dalla carrellata di dati presenti nel voluminoso rapporto emerge un elemento fondamentale secondo il Cantone: il tema è complesso e "la sola quantificazione di chi vive sotto la soglia di povertà non è sufficiente per una buona comprensione del fenomeno".
Dati del 2018
"Ad oggi, l’assenza di una banca dati e di analisi statistiche che permettessero di analizzare il fenomeno della povertà nella sua complessità ha fatto sì che il dibattito sia stato perlopiù animato dai media o dalle associazioni di interesse". I dati più recenti presentati nella statistica riguardano però il 2018, prima quindi di pandemia e guerre. Lo facciamo notare al direttore del Dss. "Questo ritardo è legato al fatto che si tratta del primo rapporto di questo genere", premette ai nostri microfoni Raffaele De Rosa. "In futuro il tempo tra la pubblicazione del dato statistico e del dato aggiornato sarà più breve. Sarà quindi uno strumento più interessante".
Prestazioni sociali "riducono povertà"
Dal rapporto emerge come nel 2018, in Ticino, "il tasso di povertà reddituale assoluta, ovvero la percentuale di individui in un’economia domestica il cui reddito disponibile è inferiore al minimo vitale sociale, ammonta al 7,4%: una percentuale in aumento rispetto al 6,1% nel 2015. Tra le persone in povertà reddituale assoluta, circa la metà fa parte di un’economia domestica che non dispone di un patrimonio netto sufficiente per coprire tre mesi di minimo vitale sociale in caso di un’ipotetica assenza di reddito". Secondo gli autori del rapporto, "le prestazioni sociali contribuiscono a ridurre in maniera importante la percentuale delle persone in povertà: nel 2018, in assenza delle prestazioni sociali come fonti di reddito, la povertà reddituale assoluta sarebbe stata del 14,6%, vale a dire quasi il doppio del valore riscontrato (7,4%)".
Tagli ai sussidi di cassa malati
Se le prestazioni erogate dallo Stato riducono in maniera significativa la povertà nel nostro cantone, i tagli previsti ai sussidi di cassa malati non rappresentano una contraddizione? "Si potrebbe anche dare questo tipo di lettura", concede De Rosa, che però tiene a precisare: "Rispettando la volontà di popolo e Parlamento, tuttavia, non siamo andati a toccare i ceti meno abbienti. I beneficiari di prestazioni complementari e dell'aiuto sociale non sono interessati dalla manovra di rientro".
Differenze di età
La povertà colpisce più fortemente soprattutto due fasce di età. "Considerando solamente il reddito, le categorie più anziane sono quelle caratterizzate dai tassi di povertà reddituale assoluta e di persistenza in povertà più elevati. Considerando anche il patrimonio (che può essere utilizzato come fonte sostitutiva del reddito), sono invece le classi più giovani a mostrare le percentuali più elevate di persone in povertà reddituale assoluta combinata a un’assenza di patrimonio netto. Oltre a ciò, le classi d’età più giovani sono anche le categorie con i maggiori divari di povertà reddituale assoluta".
Poco divario di genere
Nel complesso, la statistica relativa al 2018 non mostra una differenza di genere sensibile: uomini e donne presentano valori non distanti dai dati complessivi relativi alla popolazione. Tuttavia, "le donne mostrano valori leggermente più elevati rispetto agli uomini".

