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Ticino
Il Ticino ricorda la strage di Capaci
Redazione
14 anni fa
Il ventennale nei ricordi di Fabio Abate, Marco Romano, Fulvio Pelli, Manuele Bertoli, Norman Gobbi e Roberta Pantani

"Da quegli uomini e da quelle donne bisogna ripartire nella lotta senza quartiere che dobbiamo fare contro tutte le mafie, senza pensare che siano imbattibili". Lo ha detto stamane il premier italiano Mario Monti, intervenendo a Palermo nel ventennale della strage di Capaci, che costò la vita al magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta."No alla mafia, no all'illegalità, no alla corruzione, no al ricatto e alla logica dello scambio di chi promette e poi scarica su altri le responsabilità, ha detto ancora Monti, aggiungendo: "Deve esserci un impegno sempre più forte nella selezione dei rappresentanti da eleggere ai vari livelli di governo. Gli apparati dello Stato devono essere sempre lontani dal sospetto di legami di prossimità con le organizzazioni mafiose".A bordo di navi sono giunti a Plermo numerosi studenti da tutta Italia, insieme al ministro dell'Istruzione Francesco Profumo e al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Entrambi sostenevano un cartello con la scritta "Siamo tornati per non dimenticare".Qual è il suo ricordo di quel tragico giorno di venti anni fa? E' questa la domanda che abbiamo girato a tutta una serie di politici ticinesi. Queste le loro risposte.“Mi impressionò la volontà di uccidere in modo spettacolare. Quintali di esplosivo sotto la strada in una galleria scavata appositamente con un effetto devastante. Le immagini ricordavano quelle di un bombardamento dell’ultima guerra mondiale. Ma la sera stessa si capiva che l’opinione pubblica sarebbe passata da un sentimento di disorientamento ad un’assunzione di responsabilità civica. Ricordo comunque anche con il senno di poi l’enorme ipocrisia di alcuni protagonisti della politica italiana di allora”. Fabio Abate, consigliere agli Stati “Venti anni fa ero un ragazzino di dieci anni che cominciava a guardare con una certa regolarità a cosa succede nel mondo. Difficile avere ricordi di pensieri precisi risalenti a quel tragico momento. Posso però ricordare la commozione e la considerazione anche alle nostre latitudini. La violenza dell'atto portò grande attenzione nei confronti della mafia da parte dell’opinione pubblica, anche in Ticino e nelle nuove generazioni come il sottoscritto. Senza esserne certo, credo sia stato il primo “confronto/ricordo” personale sul tema/problema mafia. Nel corso degli anni successivi la tragedia e la sua illustre vittima sono divenuti un emblema molto significativo nella lotta contro la mafia. È poi arrivata la filmografia che ha ricostruito l’evento e che permette di riflettere su di una piaga importante della storia. Onore a Falcone e alla vittime. L’umanità in tutte le sue forme – pensando a recenti atti violenti non distanti da noi – ha bisogno di rispetto per la vita, di giustizia e di legalità”. Marco Romano, consigliere nazionale “Ho provato in quell’occasione un profondo sentimento di sconfitta: la criminalità organizzata aveva allora vinto una battaglia. La speranza è che lo Stato vinca la guerra: ma purtroppo non si riesce a crederci fino in fondo”. Fulvio Pelli, consigliere nazionale “Ci sono eventi che sono delle vere e proprie curve della storia. E la strage di Capaci è stata uno di questi momenti per la storia tragica d’Italia, immediatamente percepito da tutti, me compreso. Dopo vent’anni la mafia non è la stessa, ma per fortuna ci sono sempre al fronte uomini e donne di valore che con mezzi scarsi la combattono a fondo”. Manuele Bertoli, consigliere di Stato “Nel 1992 mi apprestavo a concludere le scuole medie, con la spensieratezza di un ragazzo di 15 anni. La passione per "la cosa pubblica" e le attività dello Stato avevano già colto la mia attenzione, e ovviamente la morte precisa, violenta e devastante di Giovanni Falcone, di sua moglie e della s

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