
Il sindacato OCST non ci sta più. I "casi sempre più numerosi di imprese che fanno un uso sistematico di raggiri e imbrogli non possono lasciare indifferenti. Se non combattuti con vigore intaccano l’intero mercato come pure il mondo del lavoro e delle imprese, avvelenandoli in profondità."
L'organizzazione cristiano-sociale precisa che occorre evitare una "generalizzazione affrettata, che getti un indebito discredito sulle numerose aziende che si comportano correttamente", ma "la situazione è andata deteriorandosi vistosamente. Il degrado si è in particolare fatto strada in parallelo all’insediamento di imprese dall’estero. Hanno portato una cultura che, forse per riuscire in patria a sopravvivere in un contesto irto di ostacoli burocratici e normativi, ha fatto dell’aggiramento delle regole un perno focale di comportamento."
Sotto la lente, non solo gli imprenditori provenienti dall'estero: "Non mancano nemmeno imprenditori locali che, avendo fiutato la possibilità di accedere al mercato attraverso scorciatoie allettanti, sfruttano la situazione di maggiore flessibilità indotta dalla libera circolazione per puntare a più comodi guadagni." L'edilizia, il settore più fertile per questo genere di affari: "Si tratta sovente di imprese italiane, collegate a aziende tuttora attive oltre confine, che fanno da ponte per il mercato ticinese e svizzero. In altri casi si sono invece trasferite nella nostra regione, pur continuando ad avvalersi di relazioni nell’ambiente da loro lasciato alle spalle."
OCST denuncia un "impiego di personale fatto fraudolosamente figurare a tempo parziale e come tale retribuito, ma che viene fatto lavorare ben più a lungo. Si fa anche abbastanza ricorso al versamento del salario in contanti in modo da non lasciare tracce concrete di quanto effettivamente erogato. È pure diffuso il mancato riconoscimento delle effettive qualifiche dei dipendenti."
"Non mancano poi le aziende che fanno del fallimento uno sfrontato strumento di politica aziendale - prosegue il sindacato - utilizzato senza particolari remore o scrupoli per liberarsi dai debiti e dagli obblighi contrattuali. Un anello difficilmente assente è quello dei frontalieri per la loro disponibilità ad accettare condizioni basse o scorrette pur di ottenere e mantenere un’attività lavorativa e un reddito che sono più difficilmente conseguibili dove risiedono. Ad essere penalizzate sono anche le aziende che si comportano correttamente e che subiscono una concorrenza sleale. Nei casi di fallimento, le conseguenze negative investono anche i fornitori."
Il sindacato chiede quindi pene più severe: "È indispensabile rinvigorire gli strumenti di controllo e di repressione. In questo ambito si auspica in particolare che la magistratura si attrezzi per colpire con severità chi agisce in modo consapevolmente fraudolento. Nel farlo occorre anche tenere presenti le complicità dirette o indirette che stanno a monte. Occorre cioè risalire la china, non ignorando l’eventuale responsabilità delle imprese che subappaltano una parte dell’attività alle imprese colpevoli di abusi."
Da auspicare inoltre, in caso di fallimento, una verifica più sistematica delle condizioni che hanno condotto a questo esito.
"Circolano troppi trafficanti mascherati da imprenditori, dei quali il Ticino non ha per nulla bisogno", conclude OCST.
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