
L'Associazione Industrie ticinesi (AITI) ha presentato questa mattina uno studio effettuato dal Centro competenze tributarie della Supsi allo scopo di presentare le implicazioni della riforma fiscale federale per i Cantoni e il posizionamento del Ticino soprattutto alla luce dell'abbandono dei regimi fiscali speciali a livello cantonale.
"Il nostro scopo evidentemente è quello di mantenere la giusta attenzione sul tema fiscale e auspicare che l'autorità politica intraprenda le necessarie riforme fiscali senza indugio - spiega AITI in un comunicato - Al di là delle diverse visioni ideologiche e politiche, la messa in vigore della riforma fiscale federale, l'abbandono dei regimi fiscali cantonali a tassazione speciale e le riforme fiscali che tutti i Cantoni svizzeri dovranno intraprendere a seguito di questo abbandono, avranno implicazioni per ogni regione della Svizzera, non da ultimo sulle finanze pubbliche e sul livello d'imposizione fiscale dei cittadini. Il tema fiscale è dunque destinato a segnare l'agenda politica dei prossimi anni".
Le parole espresse oggi dal presidente Fabio Regazzi ai microfoni di TeleTicino sono molto chiare: il Ticino non può permettersi di perdere la partita in corso sulla fiscalità delle imprese a statuto speciale. Per questo l’Associazione delle Industrie ha dato mandato alla SUPSI di redigere lo studio che ha passato al setaccio il Progetto Fiscale 2017 della Confederazione quale alternativa alla – bocciata – Riforma 3, concentrandosi anche sulle relative strategie messe a punto dai Cantoni. E il risultato per il Ticino non lascia ben sperare.
Il progetto fiscale 2017 elaborato dalla confederazione prevede, come richiesto da OCSE e Unione Europea, di abolire i privilegi fiscali per le società a statuto speciale. Questo sta dunque scatenado una vera e propria guerra fra Cantoni per tentare di evitare il fuggi fuggi. Abbassando, in primis, le aliquote sugli utili delle persone giuridiche. E, stando alle previsioni, il Ticino rischierebbe di perdere posizioni rispetto a oggi, stanziando nella parte bassa della classifica. L’obiettivo per AITI è chiaro: combattere fino alla fine per vincere (o quanto meno non perdere) la partita della competitività fiscale.
Tutti i dettagli e l'intervista al presidente di AITI Fabio Regazzi nel TG di TeleTicino delle 18.45
Di seguito il comunicato stampa di AITI:
"Ad aprire l'incontro è stato il Presidente di AITI, Fabio Regazzi, che ha fornito uno sguardo sull'importanza del tema della fiscalità e dei motivi per cui un sistema fiscale competitivo è indispensabile sia a livello nazionale che cantonale. Regazzi, dopo aver ricordato che negli ultimi anni il popolo svizzero e ticinese si è più volte espresso a favore di un sistema fiscale competitivo, ha voluto sottolineare alcuni dati significativi: il nostro Cantone dipende in maniera superiore ad altri Cantoni dalla presenza di buoni contribuenti. Infatti, circa il 25% dei contribuenti (50'000 persone residenti) sono esonerate dal pagamento delle imposte. Per contro, una netta minoranza - 18'316 persone su 350'000 (5,23%) - paga oltre il 56% del gettito fiscale derivante dalle persone fisiche. A livello di imposte sulla sostanza e sul capitale il divario è perfino più marcato: l'1% dei contribuenti paga il 60% delle imposte mentre l'82% dei contribuenti è esente dal pagamento delle imposte sulla sostanza. Non meno importante è il ruolo delle aziende e società sottoposte a tassazione speciale; il gettito fiscale che deriva da queste realtà permette allo stato di svolgere i propri compiti a favore della collettività. Non da ultimo ha lanciato un allarme: la disponibilità economica del ceto medio è erosa dall'aumento dei costi, in particolare da quelli legati alla salute e alla sanità. Questo "serbatoio fiscale" non è infinito ed è messo seriamente a rischio. Regazzi ha concluso il suo intervento ricordando che la competitività fiscale è un cantiere in continua evoluzione e che rispetto a quanto avvenuto in passato, nessun Cantone può permettersi di marciare sul posto.
A prendere la parola sono stati quindi gli autori dello studio: Marco Bernasconi (professore SUPSI, PhD, Dottore di ricerca), Donatella Negrini (docente SUPSI, Dottoressa in scienze giuridiche) e Samuele Vorpe (Responsabile del Centro di competenze tributarie della SUPSI). I dati emersi sono allarmanti: le proiezioni elaborate dalla SUPSI mostrano che il Ticino, già oggi nella seconda metà della classifica relativa all'imposizione dell'utile delle persone giuridiche, sprofonderebbe verso il fondo della graduatoria in seguito all'adozione del Progetto fiscale 17. Questo anche nel caso in cui si concretizzasse la prevista riduzione progressiva dell'aliquota sugli utili delle imprese dal 9% al 6%.
Attualmente la media nazionale per l'onere fiscale complessivo (federale, cantonale e comunale) dell'imposta sull'utile è del 17,7%. Con il Progetto fiscale 17 la media scenderà al 13,9%. In Ticino, dove ora l'aliquota complessiva ammonta al 20,7%, si passerebbe ad un'imposizione complessiva del 16,8%. Malgrado questa diminuzione, dall'attuale 18mo rango il Ticino si ritroverebbe al 24mo posto. Una delle possibili soluzioni individuate dallo studio è quella di introdurre un moltiplicatore differenziato per le persone fisiche e quelle giuridiche a livello comunale. Questa soluzione garantirebbe una possibilità in più ai Comuni - non sarebbe obbligatoria - per disporre di maggiore margine di manovra nel tentativo di evitare la perdita di gettito fiscale e la partenza delle società a statuto speciale. Vi è un’evidente tendenza al sempre maggior peso della fiscalità federale rispetto a quella cantonale. L’imposta federale diretta è nata come imposta provvisoria e sussidiaria alle imposte cantonali e comunali. Nel tempo la tendenza si è invertita a scapito del federalismo fiscale sancito dalla legislazione federale in materia. Da questo punto di vista, il Progetto fiscale 17 della Confederazione non concorre a migliorare la situazione, anzi.
Gli autori dello studio Supsi propongono di diminuire l’aliquota massima dell’imposta federale diretta, attualmente all’8,5 % invece che aumentare la quota parte dei Cantoni dal 17 % al 21,2 % come proposto nell’ambito del PF 17. Il Ticino dal punto di vista fiscale e degli introiti derivanti dalla quota parte dell’imposta federale diretta ne beneficerebbe maggiormente".
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