Cerca e trova immobili
Ticino
"Il Ticino ha ucciso 395 aziende italiane"
Redazione
12 anni fa
Singolare articolo sulla stampa italiana. "Il Ticino non è più l'Eldorado, lì chi sgarra è costretto a chiudere"

È davvero particolare l'articolo che il quotidiano "Il Giorno" dedica oggi al nostro Cantone.

Il Ticino viene infatti accusato di aver "ucciso" 395 aziende, attraverso i controlli. E più della metà di queste sono italiane.

"Il Ticino non è più l'Eldorado" è il titolo dell'articolo, che mostra quasi stupore per il fatto che nel nostro Cantone vengano fatte applicare le regole.

Regole che costringono molti imprenditori italiani a chiudere già dopo breve tempo la loro attività in Svizzera. "Chi sgarra è costretto a chiudere" si legge.

Finora, lo ammettiamo, la stampa italiana aveva sempre dipinto il nostro Cantone come l'approdo ideale per le aziende italiane che, tartassate da una fiscalità esagerata, faticano a sopravvivere.

E non solo la stampa vede il Ticino in questo modo, bensì pure gli imprenditori. Basti vedere l'enorme successo registrato dall'iniziativa del Comune di Chiasso "Benvenuta Impresa", che nell'ottobre dell'anno scorso attirò nella cittadina di confine oltre 600 imprenditori italiani desiderosi di trasferire le loro attività nel nostro Paese.

Secondo "Il Giorno", il vento è cambiato. Lo dimostra il fatto che a guidare la classifica dei fallimenti in Ticino siano proprio le aziende italiane. Alcune di queste chiudono per insolvenza, altre "perché non rispettano le rigidissime regole del fisco svizzero".

E così da gennaio a luglio sono già 395 le ditte che hanno chiuso i battenti (con un aumento del 62% rispetto all'anno precedente), la maggioranza delle quali di proprietà di imprenditori italiani giunti nel nostro Cantone attirati dalle lusinghe di una fiscalità più moderata. "A un anno di distanza molti di loro si sono accorti di essere finiti dalla padella alla brace" commenta il quotidiano italiano.

Perché "tra spese di avvio, costo di affitto dei capannoni (dalle tre alle quattro volte più cari rispetto alle zone industriali italiane) e imposte locali alla fine non riescono a rispettare il budget che si erano prefissati" si legge ancora nell'articolo. "Impossibile pensare di rateizzare, in Svizzera dove le tasse si pagano tutte e subito. L’hanno scoperto a loro spese i nostri imprenditori che, inoltre, in molti casi vengono pizzicati per le cosiddette «lacune organizzative», ovvero l’abitudine tutta italiana di sottopagare i dipendenti, non applicare i contratti nazionali e le prescrizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. In un solo anno le chiusure imposte per lacune organizzative sono lievitate da 39 a 189, quasi tutte ai danni di imprese trapiantate in Ticino, mentre i fallimenti veri propri sono stati 206."

Eh sì, nel nostro Cantone chi sgarra è costretto a chiudere. Meno male.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata