
Ieri Gabriele Gendotti, Laura Sadis e Luigi Pedrazzini si sono recati da Hans-Rudolf Merz per illustrare le preoccupazioni del Ticino e della sua piazza finanziaria, formulando anche una serie di proposte e richieste nella vertenza con Roma per lo scudo fiscale. Tra queste figurano l'imposizione alla fonte dei capitali stranieri, un'amnistia fiscale a livello federale e un'offensiva diplomatica. Ma non solo: sono stati ventilati anche sgravi fiscali per le imprese e un'estensione a tutto il canton Ticino degli aiuti federali in favore dell'insediamento delle società (decreto Bonny). E in Ticino c’è chi ha commentato: il Governo ticinese ha calato le braghe a Berna. Lei è d’accordo? “No - ci dice il presidente del PLR Giovanni Merlini - perché credo che tutto sommato il Governo federale, che è l’unico ad avere competenze quando si tratta di politica estera, abbia un’idea ed una strategia ben precisa. Che è quella di mostrare fermezza, ma anche di mantenere il dialogo con Giulio Tremonti e con il governo italiano”. Quale questa strategia? “La strategia consiste nel non fossilizzarsi sulla questione delle modalità con la quale viene portata avanti l’amnistia fiscale italiana, ma di considerare tutte le poste in gioco. E quindi anche il rinnovo del trattato bilaterale sulla doppia imposizione”. “Prima di dare giudizio negativo - aggiunge Merlini - bisogna aspettare di vedere cosa succederà. Perché questa storia non finisce certo con lo scudo fiscale. Bisogna guardare oltre lo scudo e la mia speranza è che ci possa essere una riconsiderazione, da parte di Berna, di un’amnistia fiscale in Svizzera”. …è passato tanto tempo…“Si. E un’amnistia fiscale in Svizzera, dopo 40 anni dall’ultima, sarebbe un toccasana in un momento di grave crisi economica, come quello che stiamo vivendo”. Quale la sua impressione: l’Italia prolungherà lo scudo oltre il 15 dicembre? “La mia sensazione? Penso di si. Ma credo poco alle dichiarazioni di guerra e ai toni bellicosi della Lega dei Ticinesi per riuscire a venire a capo di questa situazione. Fermezza, unita al dialogo: è questo il metodo migliore per riuscire ad ottenere qualcosa”. C’è chi sostiene che in Ticino nulla sarà più come prima… “Credo sia vero: dobbiamo ricalibrare le nostre priorità. E’ chiaro che sta terminando un’epoca. Che è stata per troppi decenni quella della rendita di posizione”. La piazza finanziaria ginevrina, per rilanciarsi, guarda alle materie prime. Il Ticino su cosa potrebbe puntare? “La piazza finanziaria ticinese ha le competenze per poter offrire servizi di qualità e anche specializzazioni in determinati settori. La via è questa: qualità e specializzazione”. [email protected]
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