
È notizia di ieri mattina il ritrovamento del corpo esanime di un torrentista lituano disperso giovedì sera nella Valle di Lodrino. Il 48enne faceva parte di una comitiva di 9 canyonisti che stava praticando in uno dei posti d’elezione per chi ama questo sport. Per capire i rischi che corre chi pratica caynoning Teleticino ha contattato Nicola Reggiori, presidente del comitato ticinese CHNO “Canyonland”.
È uno sport indubbiamente pericoloso, da fuori si vedono quasi più rischi che vantaggi. Cosa risponde?
Nei video che postiamo su Facebook e sui social facciamo vedere sempre tuffi e calate alte, ma il cayoning non è solo questo: il tuffo arriva magari dopo una camminata di mezz’ora, dopo la quale si salta nella roccia scavata dall’acqua nei millenni. Mi vengono i brividi a anche solo a pensarci.
Il Ticino, sostiene, è tra i 5 migliori posti al mondo?
Assolutamente sì, assieme ad esempio a La Réunion e alle Isole Azzorre. A Biasca e Rivera abbiamo i cosiddetti “Big Five”, che assieme a Lodrino, Boggera, Nala, Iragna e Pontirone sono delle magnificenze in granito, tipiche del nostro Cantone. Non si trovano altrove.
Qual è l’aspetto più pericoloso di questo sport?
Parlando a titolo personale, l’aspetto più pericoloso riguarda la formazione, l’esercizio e la pratica regolare. Non sono un motociclista, se vado in modo in autostrada a 200km/h mi faccio male. I primi canyon che ho praticato non erano di sicuro i “Big Five” magari qualche gioiello nascosto a Riazzino o a Minusio. Il Ticino ha gioielli nascosti in ogni angolo.
Spesso si sente parlare del pericolo dei mulinelli, com’è la situazione?
Il canyoning è uno sport d’acqua, e l’acqua è un elemento di rischio e i livelli acquatici accentuano o diminuiscono il rischio. Ci sono dei corsi specializzati in “acqua bianca”, come si suol dire, che ti permettono di imparare a “leggere” i movimenti dell’acqua e ad evitarli. Però l’acqua resta un fattore di rischio.
Abbiamo parlato di diverse “location” note per gli appassionati. Come avviene il passaggio delle informazioni tra canyonisti, per esempio sul grado di difficoltà di una discesa?
Ci basiamo sulla letteratura. In Ticino per esempio c’è “El dorado Ticino”, che è stato creato anni fa da due coniugi appassionati. In base a questi studiamo il profilo della discesa, valutando che pozze ci sono, che cascate e che altezze ci troveremo davanti per poter scegliere le misure della corda. Ci sono anche i gradi di difficoltà, di sforzo, eccetera. In alcuni libri sono anche segnati i livelli d’acqua, con delle foto in grado di farci capire la situazione.
Quanto incidono le previsioni metereologiche?
È fondamentale. Quando ho iniziato a far canyoning ho iniziato ad apprendere di meteo. Abbiamo anche seguito una conferenza con MeteoSvizzera sulle particolarità del Ticino e del suo clima particolare.
Dopo il lockdown avete iniziato a praticare come prima?
Sì, due volte a settimana, di solito durante il weekend. Questo weekend ci sono i campeggi pieni di canyonisti perché c’è fame di Ticino e di acqua. Contando solo la gente che conosco io ci saranno almeno 50-60 persone dalla svizzera tedesca per praticare questo sport.
Canyoning casalingo durante il lockdown
Nicola Reggiori, visto il lockdown, ha anche inventato assieme ad alcuni amici una versione casalinga e un po’ scherzosa di questo sport, che potete trovare nel suo profilo Instagram qui sotto. “È nato come scherzo che poi forse è un po’ degenerato, ma le tecniche illustrate sono corrette e servono a spiegare meglio questo sport. Che, aggiungo, a volte è più pericoloso a casa che in Canyon!”
La campagna acque sicure
La campagna acque sicure è iniziata ieri e si è proprio focalizzata su questo sport. Boris Donda, presidente commissione Acque sicure ha spiegato: “L’anno scorso ci sono stati tanti incidenti nell’ambito di questa attività”. Il Canton Ticino, come spiegava Nicola, è molto conosciuto per il canyoning e per questo motivo l’opuscolo è stato tradotto in 5 lingue.
L’intervista a Boris Donda
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