
"Sui lavoratori ticinesi, vista la concorrenza dei vicini, c’è una forte pressione. Quindi il salario medio è più basso che nel resto della Svizzera. D’altra parte queste persone lavorano regolarmente e ci sono industrie e servizi che approfittano della presenza di questi lavoratori.Quindi anche il canton Ticino deve decidere che tipo di sviluppo vuole e poi accettare le conseguenze del libero mercato." Giancarlo Kessler, ambasciatore svizzero a Roma intervistato dal quotidiano italiano "il Manifesto", torna, dopo la recente votazione su Ecopop, sulle difficoltà di applicazione dell'iniziativa "Stop all'immigrazione di massa" approvata lo scorso 9 febbraio, e contro la quale il 2 dicembre è stata lanciata l'ulteriore iniziativa "Fuori dal vicolo cieco", e sul ruolo dei frontalieri nel Canton Ticino.
L'alto diplomatico elvetico, dopo una prima analisi del voto della scorsa domenica sull'iniziativa Ecopop, bocciata sonoramente alle urne, e dopo aver sottolineato la tradizione di apertura della Confederazione che "ne ha fatto le fortune", dato confermato anche dalla classifica Ocse che la erge a prima in Europa per la percentuale di immigrati accolti nel 2012 in rapporto alla popolazione, affronta la questione "contingenti" e le ripercussioni che l'iniziativa democentrista avrà sui frontalieri, riconoscendo la situazione particolare del cantone.
"L’articolo del 9 febbraio - ha commentato Kessler - impone di regolare l’afflusso di immigrati in funzione dei bisogni dell’economia, compresi anche i frontalieri. Quindi la questione è chiara: bisognerà regolare anche questo tipo di lavoratori, che sono italiani, ma anche francesi e tedeschi. Al di là di un partito - la Lega dei ticinesi — che fa un’amalgama di concetti e ha fatto dei lavoratori frontalieri italiani la fonte di tutti i problemi del Ticino, è però un fatto che si tratta di un piccolo cantone di 300 mila abitanti incastonato nella Lombardia, con un bacino di utenza di milioni di persone."
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