
Emergono nuovi retroscena dalle indagini sull'accoltellamento avvenuto nella notte dello scorso 21 ottobre in centro a Lugano (vedi suggeriti). Secondo quanto riportato dal CdT, le persone coinvolte – l'uomo centroamericano proprietario del coltello (tutt'ora latitante) e i quattro feriti di origine albanese - appartengono infatti a bande rivali con base nel Varesotto e ritrovatesi in Ticino la sera del fattaccio.
Gli elementi raccolti finora suggeriscono due ipotesi: da un lato i due gruppi sarebbero venuti appositamente in Svizzera per scontrarsi, dall'altro uno sarebbe andato a cercare il rivale sapendo che probabilmente si trovava nei paraggi.
L'elemento comune a queste due ipotesi è preoccupante: la scelta del Ticino come una sorta di «campo neutro» sul risolvere tutte le questioni in sospeso e regolare i conti. Perché mai nel nostro Cantone? Probabilmente, si legge nel CdT, queste persone non sono conosciute in Svizzera e corrono meno rischi di essere controllate. Inoltre, per i due gruppi il fatto di trovarsi lontani dai propri territori potrebbe essere una garanzia tattica.
A sostegno di questa tesi vi è infine un precedente: le due bande si erano già scontrate in Ticino qualche anno fa, ma il misfatto non aveva portato a un finale così truce.
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