
Circa 70 cittadini siriani verranno accolti in Ticino nel 2018 nell'ambito del programma nazionale predisposto dalla Confederazione. Lo scrive il Consiglio di Stato nel rapporto con cui risponde a una mozione presentata nell'ottobre 2015 da Lisa Bosia Mirra (PS) e cofirmatari.
La mozione chiedeva al Consiglio di Stato, oltre che di studiare un piano di accoglienza per i profughi, "di farsi portavoce presso le competenti autorità federali della volontà di tanti cittadini e cittadine di far uso della clausola di sovranità come prevista dagli accordi di Dublino e di non procedere ad alcun rinvio verso l'Italia e l'Ungheria, a meno che le autorità italiane e ungheresi non offrano in ciascun caso concreto garanzie effettive e verificabili di una presa a carico dignitosa nel lungo termine".
In questo caso il Governo spiega "sulla base delle recenti determinazioni del TAF l'obiettivo finale di ottenere sufficienti garanzie che i richiedenti l'asilo rinviati in Italia in applicazione del Regolamento Dublino III siano trattati in ossequio alle specifiche norme sancite dal diritto internazionale e sia garantita una presa a carico dignitosa nel lungo termine è raggiunto e non è quindi necessario un nostro intervento presso le autorità federali per chiedere l'applicazione della clausola di sovranità". Inoltre il Governo scrive che "visto il cambiamento di prassi e la sospensione del rinvio non volontario di richiedenti l'asilo alla volta dell'Ungheria (...) cade la preoccupazione che i richiedenti l'asilo rinviati in Ungheria non siano trattati in ossequio alle specifiche norme sancite dal diritto internazionale". Anche per quanto riguarda l'Ungheria, dunque, "non è necessario un nostro intervento presso le autorità federali per chiedere l'applicazione della clausola di sovranità".
Sempre in merito al rinvio dei casi Dublino, il Consiglio di Stato affronta infine l'aspetto finanziario. "Si osserva che il costo medio a carico dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento per ogni richiedenti Dublino, non allontanato secondo ordine della SEM e trattenuto in Ticino in regime di aiuto d'urgenza, ammonta a circa 110 franchi al giorno più eventuali costi medici se risultano necessarie cure sanitarie. In riferimento ai dati del 2016, considerato l'avvenuto allontanamento di 92 persone verso l'Italia, il loro mancato allontanamento, per l'intero anno, avrebbe comportato per il nostro Cantone un costo di circa 3,7 milioni di franchi oltre ad eventuali spese per cure mediche".
Ma, come detto, i rinvii per l'Italia possono andare avanti visto che il Tribunale amministrativo federale ha considerato sufficienti le rassicurazioni fornite dalle autorità della vicina Penisola. Quelli verso l'Ungheria, invece, sono attualmente sospesi per decisione della SEM.
Visto quanto precede, il Consiglio di Stato considera dunque evase le richieste formulate nella mozione intitolata "Shems (speranza)".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

