
La ristorazione è stata chiusa a lungo, un brutto colpo per il settore. Ora, però, da quando si è riaperto, non tutto è tornato normale. Non basta infatti il turismo in casa per tenere in piedi tutti gli esercizi pubblici. Ne sa qualcosa Alis Dancilovic, titolare de La cucina di Alice. Il ristorante sul lungolago di Lugano, infatti puntava sulla clientela business che, causa telelavoro, è molto diminuita. “Lo zoccolo duro erano i clienti d’ufficio, studi legali, fiduciari, i gerenti delle boutique di Via Nassa e c’era tantissima clientela italiana che veniva a Lugano per questioni di lavoro. Il 60% di loro sono spariti”, racconta.
Un fenomeno che alla fine ha costretto il ristorante a licenziare. “Tanti uffici preferiscono ancora far lavorare i lavoratori da casa, poi la gente è ancora fragile ed evita incontri nella ristorazione. Purtroppo con il Covid ho dovuto licenziare due collaboratori di lunga data e tutti gli altri usufruiscono il 20% di lavoro ridotto”. Una situazione inedita per l’esercente di lunga data, paragonabile solo ai capitoli più bui della storia: “In trent’anni non mi è mai capitata una cosa del genere, eccetto, essendo croata, una vera guerra, ma è tutta un’altra storia”.
Ora la speranza di Alis è che la politica possa venire in aiuto, soprattutto in vista dell’inverno, in cui la clientela sarà naturalmente minore. “Sicuramente l’inverno sarà estremamente delicato. La soluzione si troverà strada facendo. È un periodo in cui bisogna capire come sopravvivere al meglio”.
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