
Un lungo comunicato in cui si ripercorre la storia dell'autogestione a Lugano, in cui non si risparmiano critiche sulle scelte politiche (passate e attuali) e si condanna la decisione del Consiglio comunale di porre fine, dopo 23 anni, all'avventura all'ex Macello. L'assemblea del CSOA prende posizione sull'ormai futuro "sfratto", ribadendo che continuerà a propore le proprie attività all'interno dello spazio.
Gli autogestiti ricordano che l'immobile, che risale ai primi anni del secolo scorso, "per decenni è rimasto in stato di abbandono, in ostaggio della speculazione edilizia di questa città. Solo a partire dal 2003 ha trovato nuova vita con l'insediamento del Csoa il Molino. Anche – e forse soprattutto - grazie all'autogestione, nel 2009, questa struttura è stata inserita nei beni culturali da proteggere sfuggendo di fatto alla tragica fine toccata a molti altri edifici e luoghi storici di Lugano. In quest'ottica la città di Lugano non si è mai prodigata nella salvaguardia dell'immobile (così come di molti altri, ultimo esempio il teatro Cittadella!) e in tempi non sospetti l'inserimento nella lista dei “beni da proteggere” aveva fatto storcere il naso a non pochi politici e investitori. Ma si può cambiare, la politica insegna. E allora ecco che la lunga ed estenuante battaglia contro il Molino riesce a generare nelle autorità un amore incondizionato (o meglio di convenienza) verso le eccezionali caratteristiche architettoniche e il valore storico del comparto".
Ecco quindi che si punta il dito contro la pianificazione della città, la quale "si è costruita e trasformata (malamente) attraverso la speculazione edilizia più selvaggia e la distruzione di quasi tutto quanto di storico ci appartenesse. Un eccellente esempio di politica dell’opportunismo a tutti i livelli".
Non mancano poi critiche a singoli politici, dall'intervento di Tiziano Galeazzi e i suoi "navigli lungo il Cassarate" e la spiagga stile Copacabana ("quanta genialità, quante manie di grandezza"), al sindaco Marco Borradori e allo "sceriffo" Michele Bertini, il quale "dovrebbe rendersi conto che la cultura non è il suo campo, visti i miseri risultati ottenuti". Si parla poi delle politiche che "per decenni hanno portato all'assenza di dormitori, alla privatizzazione quasi totale delle rive lacustri, alla mancanza di piste ciclabili, allo svuotamento delle piazze e del centro città in tutte le sue forme di vita: in poche parole alla distruzione del tessuto sociale. E non da ultimo alla chiusura dei bagni pubblici necessaria per risanare le finanze di un municipio allo sbando".
"Ma quanto sa essere piccola (e ipocrita) questa città?" si chiedono i Molinari, che ricordano tutte le proposte "più disparate e improbabili" fatte negli anni passatte, dalla "cittadella per i/lebambini/e, all’insediamento del liceo e del museo di scienze naturali".
Secondo gli autogestiti ci sono state tante belle parole ma poi il vuoto. "Siamo consapevoli che l'autogestione, così come la intendiamo e pratichiamo, proprio non la digeriscono e ci può anche stare. Proprio per questo motivo il tutto si riduce al solito teatrino mediatico e alla ciclica strumentalizzazione per un pugno di voti. E che si noti bene, i municipi che si sono susseguiti non hanno MAI messo sul tavolo proposte, alternative e/o soluzioni che avessero un minimo di credibilità e consistenza. Solo tanti bla-bla, bugie, demistificazioni e interviste alla stampa. Poca volontà politica, tante parole vuote".
Infine viene ricordato lo stesso impegno del CSOA: "Ribadiamo che IL MOLINO è una realtà autogestita, che occupa uno spazio, che le bollette le ha sempre pagate e che da sempre ha gestito, pulito, ristrutturato e messo in sicurezza in maniera autonoma lo spazio. E che proprio perchè spazio occupato, anticapitalista e di conflitto, si rivendica il fatto prettamente politico di non pagare un affitto, come strumento di rottura a sostegno di pratiche meticce, antirazziste, antifasciste, antisessiste e antipatriarcali di socialità, di condivisione e di sperimentazione, di uno spazio, stavolta sì, attraversato e partecipato da tante diversità e alterità della popolazione".
L'assemblea ribadisce infine che continuerà, come da 23 anni a questa parte, a proporre le proprie attività all'interno dello spazio e nelle strade: "Qui siamo, e qui restiamo. Il Molino non si tocca".
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