Cerca e trova immobili
Ticino
Il sistema maggioritario? Per i partiti "non è un tabù"
Il sistema maggioritario? Per i partiti "non è un tabù"
Il sistema maggioritario? Per i partiti "non è un tabù"
Redazione
7 anni fa
I presidenti Dadò, Caprara, Righini favorevoli alla discussione sul cambio di sistema. Più cauto Foletti

Nove giorni ci separano dal fatidico 7 aprile. Domenica prossima sapremo se il sondaggio della società Ad Hoc Informatica ci ha visto giusto, riconfermando lo stesso quadro di 4 anni fa.

Ad oggi le certezze sono i numeri di chi la scelta l’ha già fatta. Finora a Lugano ha votato il 15% degli aventi diritto. A Mendrisio il 14%. Il 13% a Locarno. Il 12% a Bellinzona. Percentuali decisamente bassine. E se è lecito supporre che molti si mobiliteranno solo all’ultimo, vero anche che tra i dati del sondaggio spicca la percentuale di chi non avrebbe intenzione di votare: ben il 43%.

C’è però un altro dato che merita una certa riflessione: quello relativo alle schede senza intestazione che conquisterebbero un buon 21%. Ben più di PPD e PS, per capirci. Già nel 2015 l’opzione era salita di 2,7 punti attestandosi al 16,1%.

Una crescita di consensi che porta sempre più a chiedersi se il Ticino sia pronto per una svolta storica: passare dal sistema proporzionale al maggioritario e premiare in primo luogo i candidati, come suggerito ancora oggi al Corriere del Ticino dall’ex consigliere di Stato Luigi Pedrazzini.

Ma facciamo un piccolo excursus storico, riavvolgendo la pellicola al 1890, ovvero quando il Cantone era dilaniato da lotte anche feroci tra liberali e conservatori (quest’ultimi al potere da 15 anni).  Un’escalation – come si direbbe oggi – culminata a Palazzo delle Orsoline con “il luttuoso incidente della morte del signor consigliere di Stato Luigi Rossi”, riportano i giornali dell’epoca. Tanto che Berna inviò al Sud il generale Künzli per riportare la pace. Ma i suoi “non tollererò verun turbamento dell’ordine pubblico” non bastarono a calmar le acque. Solo la decisione imposta da Berna di riformare il sistema elettorale permise di uscire da quei mesi bui.

Sono gli albori del sistema che oggi conosciamo, che distribuisce i seggi in proporzione ai voti di partito. Il passaggio dal bi al multipartitismo, l’affermazione dei socialisti e la nascita di nuovi partiti minori. Un sistema che oggi, appunto, c’è chi mette in discussione. Ma cosa ne pensano le forze di Governo?

“Non escludo il lancio di un’iniziativa per andare in questa direzione” commenta il presidente PPD Fiorenzo Dadò ai microfoni di TeleTicino. "È chiaro che oggi gli elettori tendono a premiare le persone e soprattutto le aree”.

Il dibattito andrebbe ripreso anche secondo Bixio Caprara (PLR) perché "maggioranze chiare permetterebbero decisioni chiare e quindi un Governo più efficace”.

Nemmeno Igor Righini (PS) si dice contrario a priori. “Se guardo agli altri Cantoni direi che come area progressita il maggioritario potrebbe anche favorirci. Vero però che il proporzionale dà voce sicura alle minoranze”.

Più cauto il leghista Michele Foletti: “Meno partiti in Governo si tradurrebbe con più opposizione dal Parlamento e un numero spropositato di referendum” commenta. “È comunque una riflessione che andrebbe affrontata all’interno dei partiti”.

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino 

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata