
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) attacca duramente la strategia presentata dal Consiglio di Stato per finanziare una prima tappa di attuazione delle iniziative sui premi di cassa malati approvate dal popolo. Nel mirino del sindacato ci sono in particolare i tagli annunciati ai contratti di prestazione con USI, SUPSI e DFA – rispettivamente 5,5 milioni, 2,5 milioni e 1,3 milioni di franchi l’anno – oltre alla riduzione di 5 milioni dei contributi al trasporto pubblico.
«Il mantra del meno Stato»
Per il SISA si tratta di una linea inaccettabile: «Ci opponiamo a questa vergognosa strategia di implementazione», scrivono i coordinatori Ismael Camozzi e Filippo Beroggi, denunciando «l’ennesimo tentativo di tagliare milioni all’istruzione e ai mezzi di trasporto», dopo i sacrifici già imposti negli ultimi anni. Il sindacato parla di una logica contraddittoria, ricordando che lo stesso Governo aveva definito «insostenibili» i previsti tagli federali ai contributi universitari. Ora però, secondo il SISA, l’Esecutivo ticinese perseguirebbe «il mantra neoliberale del meno Stato», con il rischio di un ulteriore aumento delle tasse universitarie e di una scuola sempre più selettiva.
Il timore di una scuola più classista
Molto duro anche il passaggio sulle conseguenze sociali: «Sembra voler dire che solo chi proviene da contesti socioeconomici medio-alti potrà continuare a studiare», denuncia il sindacato, che accusa il Governo di non considerare il precariato giovanile una priorità. Secondo il SISA, senza un rafforzamento delle borse di studio e con l’aumento del costo della vita, il rischio è di cristallizzare le disuguaglianze sociali, limitando l’accesso agli studi universitari per i ceti popolari.
Le critiche sulla leva fiscale
Critiche anche sul fronte fiscale. Per il SISA l’intervento previsto sui grandi patrimoni – l’aumento dell’aliquota massima dell’imposta sulla sostanza dal 2,5 al 3 per mille – è troppo timido. «Ai servizi fondamentali si gira il coltello nella piaga, mentre ai privilegiati si aumentano le imposte con il contagocce», si legge nel comunicato, che contesta anche l’argomento secondo cui una maggiore pressione fiscale farebbe fuggire i contribuenti più facoltosi. Secondo il sindacato, a pagare il prezzo della manovra rischiano di essere studenti e utenti del trasporto pubblico, tra rette più care e possibili rincari. Da qui l’appello finale a un cambio di rotta: «Auspichiamo un passo indietro del Consiglio di Stato e un’opposizione coraggiosa da parte del Parlamento».

