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Ticino
Il secondino: 'Sono omosessuale, non pedofilo'
Redazione
17 anni fa
Per la prima volta parla il secondino della Stampa, sospeso per attestati medici falsi, e finito in prigione ad Agadir con l'accusa di pedofilia

“Ora vi racconto la mia verità sulla casa e sui presunti festini. Sono omosessuale, non pedofilo”. A dirlo il secondino sospeso dalla Stampa e arrestato in Marocco con l’accusa di pedofilia. Dalle pagine del Caffè, oggi l’uomo racconta la sua storia. E si dichiara innocente.Il secondino del Sopraceneri, assieme al maestro luganese, entrambi sessantenni, sono finiti in prigione ad Agadir in Marocco, accusati di pedofilia e scontando una pena di tre mesi, abbassata dalla Corte di appello a 30 giorni. “E se fosse veramente pedofilia pensate che in Marocco ce la saremmo cavata con così poco?”, afferma l’uomo. Che prosegue nel suo racconto.Quella mattina il diciottenne che si trovava a casa del secondino – che, lo ricordiamo, è proprietario di una casa ad Agadir – era lì perché l’amico insegnante doveva vendergli un telefonino. Ma i poliziotti sono entrati gridando “come ossessi e nella confusione hanno preso il ragazzo e iniziato a pestarlo a sangue. Non so cosa può aver loro raccontato… Ad un certo punto hanno smesso e ci hanno portato in polizia”.E lì i due ticinesi sono stati processati per direttissima e finiti immediatamente in prigione accusati di pedofilia. “Le cose però non stanno così – prosegue il secondino -. Non so per quale motivo ma siamo stati incastrati dalla buoncostume marocchina. In centrale, dopo un interrogatorio di 10 ore in una stanza buia, ci hanno sottoposto un verbale scritto in arabo, il traduttore non c’era… Non capivamo niente. hanno detto di firmare promettendoci l’immediato rilascio. Eravamo stanchissimi, sfiniti. Alla fine abbiamo ceduto”. Poi, la prigione. "Eravamo ammassati un una stanza assieme ad una novantina di persone, costretti a dormire per terra, uno addosso l'altro - racconta la guardia -. Il giorno dopo pagando sottobanco il direttore,siamo riusciti ad avere uno spazio più decente".Infine il rilascio. E dopo un mese i due ticinesi fanno rientro in Ticino, dove anche la giustizia ticinese vuol far chiarezza.

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