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Ticino
Il salario nelle mani dello Stato?
Redazione
11 anni fa
A Piazza del Corriere l’iniziativa «Salviamo il lavoro in Ticino» che mira ad adottare il modello targato Giura

Il salario minimo, bocciato sul piano federale, supererà lo scoglio cantonale? L’interrogativo è di stretta attualità alla luce della votazione del prossimo 14 giugno quando i ticinesi saranno chiamati alle urne per esprimersi sull’iniziativa popolare dei Verdi «Salviamo il lavoro in Ticino».

La proposta, accolta un po’ a sorpresa dal Parlamento, è pronta per la prova che conta. È stata lanciata da Greta Gysin nell’aprile del 2013 seguendo il modello accolto dal Canton Giura e mira ad introdurre nella Costituzione cantonale «un salario minimo che assicuri un tenore di vita dignitoso, garantito da un contratto collettivo di lavoro e stabilito dal Consiglio di Stato per mansione e per settore economico (corrispondente a una percentuale del salario mediano nazionale)».

In Gran Consiglio ha vinto il sì con l’appoggio dei Verdi, PS, Lega e alcuni deputati di PLR e PPD. Un voto che ha ribaltato i rapporti di forza che si erano costituiti a livello di commissione parlamentare. La scommesse sull’esito di questa votazione sono aperte e nessuno è in grado di dire come andrà a finire. Se, da una parte, il 68% dei no del maggio del 2014 al salario minimo federale potrebbe indicare che l’iniziativa è sconfitta in partenza, la situazione di dumping salariale e di malessere in alcuni settori lascia ampi spazi per un sì alle une.

Sarà un braccio di ferro in una campagna che si sta animando in questi giorni dato che i cittadini hanno ricevuto il materiale di voto e le schede compilate iniziano a rientrare. Un tema che scalda gli animi, che richiama il problema del frontalierato, tra chi sostiene che si tratta di un passo concreto per difendere i ticinesi e chi dice che c’è vuole semplicemente promettere l’impossibile.

Di tutto questo e tanto di più si dibatterà martedì 2 giugno dalle 20.45 a Piazza del Corriere. Ospiti di Gianni Righinetti due donne favorevoli, l’economista Amalia Mirante e la deputata ecologista Michela Delcò Petralli. Sull’altro fronte il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e la parlamentare del PPD Sabrina Gendotti.

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