
«Che vi siano o meno combine dentro o fuori le commissioni, è stato portato all’evidenza che ad alcune iniziative viene riservato un certo trattamento (vanno in aula) e ad altre no. Per cui, non volendo che la nostra iniziativa sul salario minimo venisse ‘parcheggiata’, Sirica - con suo il carattere impulsivo - ha in qualche modo esplicitato pubblicamente la sua preoccupazione. In seguito ci siamo chiariti». Così il capogruppo del Partito socialista Ivo Durisch, ospite a La Domenica del Corriere, è tornato sulla questione delle presunte riunioni segrete all’interno del fronte borghese per ritardare la proposta di un salario minimo sociale contenuta nell’iniziativa socialista. Il tema, lo ricordiamo, aveva suscitato un acceso dibattito tra il co-presidente del PS Fabrizio Sirica e il presidente del Partito Liberale Radicale Alessandro Speziali.
La replica
«La lettura di Durisch mi fa un po’ sorridere», ha replicato il granconsigliere PLR Luca Renzetti. «Io la vedo in un altro modo. È stata posta una domanda molto semplice al Governo: il calcolo fatto per l’iniziativa nel 2023 - che parlava di 22,50 franchi all’ora - oggi sarebbe corretto o no? La risposta la conoscono benissimo e per paura che esca sono state formulate delle accuse completamente campate per aria. Secondo me, quindi, il problema è che la sedia sotto l’iniziativa del PS traballa».
La questione del salario
La discussione si è quindi incentrata sul tema del salario, «che al momento non è il principale problema», ha precisato Renzetti. «La questione è che qui si cambia il principio; non si parla più di cifre ma di metodi di calcolo. E ciò modifica completamente il contesto: un salario non più sul lavoro, ma che diventa quasi politico, a seconda delle condizioni quadro. Ma il salario serve a pagare una prestazione, non le condizioni quadro. Questo metodo di calcolo è incontrollabile e questo è pericoloso per il futuro». «Quello di oggi è un salario politico», ha risposto Durisch. «Il salario non è solo il pagamento di una prestazione, ma deve anche garantire una vita dignitosa a chi svolge il lavoro e alla sua famiglia, e permettere che vi sia una pace sociale».
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