
Da lunedì scorso, 18 maggio 2015, è disponibile nelle biblioteche ticinesi un romanzo anomalo, la prima opera del giornalista Patrick Mancini, @cuorebuiorrore.
Un thriller romantico, come lo definisce il suo autore, che turberà la tua coscienza per sempre.
Protagonista è una donna, una giovane mamma di nome Annalisa, che affronta un allucinante viaggio a ritroso, tra trasgressione e morale, dubbi e smarrimento.
Una storia avvincente che i colleghi di Radio 3i hanno voluto conoscere più da vicino. E così ieri hanno invitato l'autore, Patrick Mancini, a Clacson.
Ospite di Sasha Dalcol e di Patty Speroni, il 35enne di Cugnasco-Gerra si è ampiamente confidato, parlando del parto del libro, delle sue aspettative, dei progetti futuri.
Patrick Mancini, sei più giornalista o scrittore?
"Sicuramente non mi sento uno scrittore, aver scritto un libro non vuol dire essere uno scrittore. Io ho avuto una bella idea e l'ho messa nera su bianco. Giornalista, vabbè, è il mio lavoro, però alla fine non è che il lavoro sia tutto nella vita. Preferisco essere Patrick Mancini e basta."
Perché hai deciso di scrivere un libro?
"Ho scritto un libro prima di tutto perché avevo questa idea legata a miei dubbi esistenziali, sul senso della vita, su cosa ci aspetta dopo la mia morte. E poi anche un po' per sconfiggere la mia timidezza, perché scrivere un libro vuol dire non solo pubblicarlo, ma anche metterci la faccia, per esempio fare interviste come questa. Di solito quando si tratta di parlare di me non è che mi vada molto a genio. La vedo come una sfida personale, un percorso da fare per me stesso. Poi se le cose vanno bene e i libri vanno venduti tanto meglio. Comunque c'era questa storia e mi piaceva l'idea di trasmettere questi dubbi esistenziali al pubblico."
Sulla copertina si legge che questo libro "turberà la tua coscienza per sempre". Cosa vuol dire?
"Qualcuno mi ha detto che io volevo metterla giù dura, ma in realtà io credo che non vi sia nulla di più terribile e di horror che trovarsi un giorno di fronte ai propri scheletri nell'armadio, o di fronte agli scheletri nell'armadio dei propri cari. Vedere le cose che ti hanno fatto dietro le spalle e che per te sono come delle pugnalate. Io se mi ritrovassi nella situazione della protagonista sarei io stesso turbato, non penso di avere usato delle parole così grosse."
Il personaggio è una donna. Ti identifichi in lei?
"No, non mi identifico in lei. Molti potrebbero identificarsi in questa protagonista perché quelle gesta che vengono raccontate sono gesta comuni, che accadono a chiunque. Non abbiamo a che fare con il classico detective che sa tutto o con l'investigatore che risolve i casi da solo. Qui ci sono delle persone normalissime che si ritrovano in una situazione che è ai limiti del paradossale, quasi."
Il tuo libro ricorda per certi versi i fumetti, per altri alcune serie televisive.
"È un po' così infatti, perché mentre lo scrivevo mi mettevo in testa la trama come se fosse un film. Io sono anche un appassionato di fumetti, quindi è figlio di un miscuglio che avevo in testa. A furia di vedere film di questo genere e anche di leggere fumetti legati all'horror è nato questo libro. L'ho immaginato proprio come se fosse un fumetto. Tra l'altro è di 100 pagine, non è un mattone, l'ho pensato proprio per le persone che leggono poco, che non hanno tanto tempo per leggere. Poi che possa piacere o meno è un altro discorso, ma se uno mi dice che non lo prende perché non ha tempo per leggere, la scusa non regge."
Prevedi di scrivere un altro libro?
"Adesso devo fare un sacco di altre cose, però ho un'idea, alla quale devo ancora pensare. Non sono uno scrittore, vediamo come va questo libro e se poi l'idea dovesse maturare, perché no..."
Ascolta l'intervista nell'audio allegato.
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