
La povertà in Ticino è un problema sempre più attuale. E fattori come il rincaro dei generi di consumo, l’aumento delle pigioni e dei premi di cassa malati rischiano di acuire il problema. Nel nostro Cantone il rischio di povertà è attorno al 24%, quasi il doppio di quello svizzero (15%). I dati sono emersi oggi durante la tavola rotonda organizzata dalla Fondazione dei diritti umani. “È un tema che va affrontato con urgenza e che la politica deve considerare una priorità”, ha detto il segretario regionale OCST Giorgio Fonio. "Non possiamo pensare che una famiglia debba rinunciare ad accedere alla sanità, acquistare beni di prima necessità o far fronte a una spesa imprevista”.
Un aiuto a chi è in difficoltà
Il tema della povertà il Cantone lo conosce bene e per evitare che diventi povertà assoluta cerca di prevenire attraverso il sistema assistenziale. I nuclei famigliari in Ticino che in questo anno ne beneficiano sono circa 4’900. “L'assistenza deve accogliere le persone che sono in una situazione di importante precarietà economica e sostenerle finché riescono ad affrancarsi dalle prestazioni”, spiega la collaboratrice scientifica della Sezione del sostegno sociale del DSS Michela Piffaretti. “La sezione del sostegno sociale lavora affinché ciò avvenga con una qualità delle prestazioni erogate e con una strategia di inserimento e di integrazione. Una strategia strutturata dal 2019, che favorisce l'affrancarsi dalle prestazioni sociali tramite dei progetti individuali di inserimento”.
Il problema della gestione del denaro
Sono molti sul territorio gli enti e le associazioni che si occupano di aiutare le persone e le famiglie che vivono in una situazione di precarietà. Caritas è una di queste. I dossier sul tavolo sono attualmente circa 300, che equivalgono a un migliaio di persone. Spesso il tema della povertà, ci dice il responsabile del servizio sociale Dante Balbo, può essere legato a una problematica nella gestione del denaro. “Da un lato il denaro è diventato sempre più volatile e difficile da seguire. Dall’altro le persone hanno perso l'abitudine di programmare le loro spese. Non sono in grado di prevedere quanto spenderanno in un anno per determinate beni che devono acquistare o pagare. Il nostro lavoro è di accompagnamento e di educazione finanziaria”.
Le ripercussioni psicologiche
Oltre alle ripercussioni prettamente economiche, che mettono in seria difficoltà persone e famiglie, non sono di poco conto anche quelle psicologiche. “Queste persone fanno fatica a darsi valore e rimanere in società”, sottolinea lo psicologo e psicoterapeuta Marco Noi. “C'è un grosso problema di isolamento sociale, con la perdita di determinate integrazioni in contesti sociali, culturali, sportivi, associativi, che alimentano un circolo vizioso”.

